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[LIBRI] Il capitalismo del XXI secolo

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Post by ilSignorCarlo on Fri 11 Apr 2008, 00:16

Ho appena finito di leggere questo libro.

E' il primo saggio con un argomento economico che leggo (non che abbia letto molti altri saggi, a parte qualcosa di matematica o logica) e si è rivelato parecchio interessante. Non è un libro molto tecnico e cerca di affrontare gli argomenti trattati in maniera semplice o intuitiva, riuscendo spesso nell'intento. Non è però nemmeno un libro banale, o comunque non lo è stato per me, che magari non sono uno che se ne intende granché di certe cose :P

L'idea di base del libro è di analizzare il capitalismo in una prospettiva futura, cioè "prevedere" una possibile evoluzione per il sistema economico nel quale viviamo. Sin dall'inizio, però, l'autore mette un po' le mani avanti rigaurdo la "predizione", perché con una certa modestia dice che già in passato i più grandi economisti (Smith, Keynes etc.) si sono lanciati in predizioni azzardate e sono stati, in gran parte, smentiti dalla storia. Quindi è ben conscio dell'impossibilità di un tale compito, cioè di prevedere sviluppi futuri quando la realtà è così complessa e quando il sistema in questione è il capitalismo, contraddistinto proprio da continui mutamenti.

In ogni caso, a parte queste conclusioni, che costituiscono solo l'ultimo capitolo, nel resto del libro, anche piuttosto brevemente (il libro è infatti piccolino), tratta la nascita del capitalismo, l'economia del capitalismo, la politica del capitalismo e il sistema di mercato. E insomma, molte spiegazioni sono parecchio interessanti e chiare. E la più interessante è forse quella del sistema di mercato, del mercato, che descrive come una mano invisibile (mi pare che la metafora l'abbia presa da Adam Smith).

Una considerazione interessante e, forse, anche parecchio triste o inquietante, che viene fatta al riguardo, è che questo sistema di mercato, cioè quello attuale, può funzionare solo grazie alla natura intrinsecamente egoista degli uomini, grazie cioè all'impulso "massimizzante" di ognuno di noi. In pratica il mercato funziona proprio perché tutti quelli che hanno un ruolo attivo al suo interno pensano prima di tutto al loro interesse. Ci penserà poi il mercato a mantenere degli equilibri.

E questa è la parte "buona". Poi, ovviamente, affronta i tanti aspetti negativi, che probabilmente sono molto più gravi visto che vengono scontati dai più poveri, dall'ambiente etc.

Anche la parte sulle previsioni è interessante, ma ora non ho il libro alla mano e non la saprei riassumere bene :P

Mi chiedevo: qualcuno di voi conosce altri libri, diciamo terra terra, sull'argomento? Anche sull'economia in generale o su teorie economiche. O qualche sito o punti interessanti di riferimento?

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Post by Ninus on Fri 11 Apr 2008, 03:03

Un libro che consiglio a tutti sull'economia globale (divulgativo e abbastanza chiaro e poco prolisso), molto rassicurante è questo:

Krugman Paul R. - Un' ossessione pericolosa. Il falso mito dell'economia globale

Spiega le basi dell'economia internazionale toccando temi cruciali quali:
- la disoccupazione e l'aumento delle diseguaglianze non sono spiegabili con il commercio internazionale ma dalla tecnologia
- le tigri di carta: la crescita dei paesi emergenti (Cina compresa) è simile a quella sperimentata dall'Urss fino agli anni '60 con caratteristiche che la rendono insostenibile nel ritmo che probabilmente decrescerà tra qualche anno

un libro più impegnativo (non ci sono numeri, cifre o altro, è sempre teoria econmica) per chi vuole mettere la parola fine su quanto male funzioni un sistema in cui i mezzi di produzione siano socializzati ed utilizzati secondo la pianificazione centrale (quello che chiamiamo comunismo o economia socialista) è il seguente:

Mises Ludwig von - Socialismo. Analisi economica e sociologica

l'opera risale al 1922 ed è ancora oggi quella che spiega meglio il perchè sia impossibile un calcolo economico in una società socialista ed anticipa di molti anni le ragioni della caduta anche dell'Urss (su questo libro ho cmq messo su un .doc tempo fa in 5 pg le parti più significative)

Ovviamente si si vogliono approfondire le teorie dei cicli economici sono d'obbligo, ma più pesanti, la teoria generale dell'occupazione, interesse e moneta di Keynes e la grande depressione di Rothbard (per sentire entrambe le campane, quella interventista sia pur all'interno del sistema capitalista e quella totalmente liberista se non quasi anarco-capitalista).

Di sicuro il mercato è il sistema, per varie ragioni, più efficiente e meno ingiusto (se corretto) di altri e che sicuramente è capace di essere dinamico e di preservare (se corretto) la pluralità e la diversità.
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Post by ilSignorCarlo on Fri 11 Apr 2008, 11:44

Ottimo, contavo su un tuo intervento :D
Mi sono segnato i titoli.

Magari il .doc riassuntivo te lo chiedo pure :P

Invece, già che ci siamo, di questi due libri sai niente?

L'economia spiegata a un figlio, di Fabrizio Galimberti

Wikinomics, di Williams Anthony, Tapscott Don

Del primo ho letto poche pagine a casa di qualcuno e mi era sembrato interessante per la semplicità della trattazione. Probabilmente il suo difetto sarà l'andare poco in profondità, ma magari è comunque un buon punto d'inizio. A parte questo, dell'autore, Galimberti, sai niente?

Il secondo mi aveva attirato per il titolo e pensavo fosse più incentrato sul tema internet, invece dalla descrizione direi che parli proprio di economia e magari si concentra sugli aspetti di cooperazione e collaborazione nello sviluppo economico, non so.


Tornando al libro del topic, anche lì effettivamente in diverse parti si preoccupa di affrontare il fallimento della pianificazione centrale (il termine viene usato spesso e mi ci sono abituato). Però se da un lato ammette l'impossibilità di una società del genere, dice che per paesi particolarmente disastrati, un sistema a pianificazione centrale può essere utile in una fase iniziale di risollevamento..

Poi comunque i problemi più gravi riguardanti il mercato li indicava come le esternalità, cioè effetti o conseguenze che ricadono su terzi che non hanno preso parte ad una transazione, ad esempio.

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Post by Shelby on Fri 11 Apr 2008, 12:34

Devo assolutamente leggerlo anche io, almeno quando avrò un minimo di tempo ç_ç

Ci sono meccanismi di economia che non ricordo per nulla perchè fondamentalmente non mi sono mai impegnata troppo per capirli : (
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Post by Ninus on Fri 11 Apr 2008, 12:39

Il primo sembra che tratti abbastanza temi, come la necessità ed i fallimenti del mercato, una parte mezza storiografica (le quattro rivoluzioni e la grande depressione) sino ai prezzi e tassi d'interesse (quanto costa il tempo?). Potrebbe essere una buona introduzione. Il secondo è ovviamente specifico ma non so altro.

Sul primo ho trovato l'introduzione dove spiega che non è assolutamente un manuale ma spiega il "perchè mi piace il mio mestiere". So che è giornalista economico del sole 24 ore.

Comunque per libri divulgativi consiglio Krugman che ne ha fatti parecchi, anche se purtroppo molti non sono più in vendita.

Tornando al libro del topic, anche lì effettivamente in diverse parti si preoccupa di affrontare il fallimento della pianificazione centrale (il termine viene usato spesso e mi ci sono abituato). Però se da un lato ammette l'impossibilità di una società del genere, dice che per paesi particolarmente disastrati, un sistema a pianificazione centrale può essere utile in una fase iniziale di risollevamento..

Già, è proprio questo il limite dell'economia socialista. E' ottima per mobilitare risorse coattivamente (ad esempio collettivizza l'agricoltura fissa prezzi bassi per i generi alimentari sfruttando di più il lavoro di essi e indirizza questo risparmio, ed anche quello degli operai, in investimenti di nuove fabbriche). Ad esempio l'Urss è stata capace di alfabetizzare in poco tempo, nel costruire industrie su industrie (con tecnologia cmq importata dalle economie occidentali), e questa è la crescita quantitativa. Queste cose però possono farsi solo una volta nella vita, dopodichè quando è finita l'industrializzazione è più difficile crescere perchè bisogna crescere nell'efficienza (e non più nella quantità), cioè nel prodotto per unità di input (cioè per lavoratore). Qui fallisce il socialismo, perchè non ha i dati che possono far vedere dove si sprecano risorse o meno. Si può vedere soltanto la quantità che sprecano, ma se un bene è più scarso del'altro, nel mercato costerebbe di più, qui no, e si continua a sprecare (infatti le industrie dell'Urss consumavano molte più materie prime rispetto a quelle occidentali) e non c'è il profitto che spinge in tal senso.

Cioè è vero che nel capitalismo l'impresa punta al profitto, ma questo non è scollegato nettamente dalla soddisfazione dei bisogni. Il profitto fa due cose:

- segue la domanda dei consumatori: se una cosa non serve più le persone non la comperano, i beni sono invenduti ed il capitale sarà spostato in settori dove c'è profitto, cioè dove i beni si vendono di più poichè maggiormente richiesti (per usare Von Mises "non c'è incompatibilità tra produzione per profitto e produzione per soddisfazione dei bisogni)

- il più importante, una volta deciso cosa produrre (cosa che potrebbe essere fatta anche nel socialismo) bisogna decidere come produrre e qui la scelta andrà verso i fattori più remunerativi, che impiegano meno risorse. Questo è possibile solo se vi è la proprietà privata sia dei mezzi di produzione, sia delle materie prime, terra, semilavorati ecc...

Inoltre dal punto di vista morale non è il massimo: la teoria del valore-lavoro non regge quando bisogna distinguere tra i lavori concreti, cioè quelli che Marx chiama lavoro semplice e lavoro qualificato (es. spazzino ed ingegnere) poichè la differenza salariale nel mercato la fanno i singoli individui mentre nella società socialista è arbitrario (Marx si limita a dire che la stessa quantità temporale di lavoro complesso equivale ad un multiplo di quello semplice e prende come prova le differenziazioni salariali ma queste sono il risultato del mercato). In caso di pagamento uguale non c'è l'incentivo a diventare ingegnere e cmq, come capita negli uffici pubblici, ognuno si lamenta del fatto che lavora più del collega.
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