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Reato di Clandestinità, burla

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Reato di Clandestinità, burla Empty Reato di Clandestinità, burla

Post by Shelby on Tue 27 May 2008, 22:25

Siamo alla vigilia di una nuova rivoluzione o semplicimente ci prendono, per l'ennesima volta, in giro?

Ovviamente non c'è bisogno di rispondere, la domanda è retorica, però c'è chi ha spiegato certe cose meglio di me e lo sa fare con molta più chiarezza:

La super-arma anticlandestini
non funziona
La Stampa

BRUNO TINTI


Piombiamo in un incubo quando leggiamo della nuova arma decisiva per la lotta all'immigrazione clandestina, dello strumento che risolleverà le patrie sorti e libererà l'Italia dalla piaga endemica dei clandestini: il nuovo reato di immigrazione clandestina, punito da 6 mesi a 4 anni. Chi dunque è immigrato clandestinamente in Italia, secondo i nostri Solone (trattasi di un celebre legislatore dell'antichità) commette reato.

Come ogni imputato, anche questo, che da adesso chiamiamo Alì Ben Mohamed, deve essere iscritto nel registro degli indagati. In verità è anche detenuto, perché Solone ha pensato di prevedere che l'immigrato clandestino deve essere obbligatoriamente arrestato. Siccome Solone ha anche pensato che Alì Ben Mohamed deve essere giudicato con rito direttissimo, nelle 48 ore il nostro viene portato in Tribunale. Per giudicarlo hanno lavorato un pm, un giudice, due segretari (uno del pm e uno del giudice), un cancelliere per l'udienza, un numero variabile di poliziotti (chi lo ha arrestato, chi ha fatto il rapporto, chi lo ha portato in carcere ecc.), la Polizia penitenziaria della scorta, un interprete e un funzionario amministrativo che gli ha liquidato il compenso che gli tocca. Tempo medio complessivo (senza considerare il lavoro di poliziotti & C) ore 2. In realtà quasi sempre il processo per direttissima non si farà; perché quel giorno di direttissime ce ne sono 15 o 20; non c'è solo l'immigrazione clandestina che prevede il rito direttissimo. Ancora si commettono reati di porto d'armi e ancora ci sono casi di direttissima per reati piuttosto gravi (per esempio traffico di droga); poi ci sono gli altri reati della Bossi-Fini che fanno concorrenza a questo nuovo arrivato. Insomma, nel 70% dei casi (ma sono ottimista) il processo sarà rinviato. A quando? Mah, da un mese a sei mesi.

Ma soprattutto ci saranno un sacco di motivi per i quale in realtà Alì Ben Mohamed sarà prosciolto. Il punto è che il Codice Penale prevede una scriminante (sarebbe una causa di giustificazione): lo stato di necessità, ad esempio (art. 54 del Codice Penale). Forse Solone non lo sa, ma si tratta di una cosa che vale per tutti, anche per i clandestini. In ogni modo, anche se condannato, Alì Ben Mohamed rarissimamente resterà in carcere. E, se anche ci resta, dopo 9 mesi deve essere buttato fuori per espressa disposizione di legge (sono le norme sui termini di carcerazione preventiva, questa cosa orribile che viene sempre vituperata, tranne, pare, per Alì Ben Mohamed).

Ma, e qui la cosa si fa interessante, in realtà Alì Ben Mohamed non deve stare in carcere, deve essere espulso; Solone ha deciso che il giudice, con la condanna, ordina l'espulsione. Questa cosa è bellissima; Solone proprio non sa o non ha capito niente di quello che succede.

Dunque, ordine di espulsione, si avvia il procedimento amministrativo per l'espulsione di Alì Ben Mohamed. In soldoni il questore gli notifica un provvedimento che dice che lui deve andare via. Ovviamente Alì Ben Mohamed se ne frega e non va via. Resta a fare il clandestino che a questo punto ha commesso anche un altro reato, quello previsto dall'art. 14 comma 5 ter della Bossi-Fini. Sicché, quando lo prendono di nuovo, lo denunciano anche per questo nuovo reato.

Anche per questo reato si fa la direttissima; e quindi si riapre tutto quello scenario descritto più sopra, un sacco di gente lavora su Alì Ben Mohamed. Qui Solone dovrebbe sapere che l'assoluzione è la norma; e non perché i giudici sono una manica di incapaci, lassisti, comunisti. Ma perché la situazione (vera, verissima) che Alì Ben Mohamed racconta è la seguente.

Cari giudici io ho provato a ottemperare all'ordine di espulsione e, a mie spese, mi sono recato alla frontiera con la Spagna; però lì, quando gli ho fatto vedere l'ordine di espulsione (non i miei documenti perché io non li ho, me li hanno rubati – come si dice, se non è vera è ben trovata), mi hanno detto che non se ne parlava nemmeno e che loro non mi facevano entrare. Quindi ho provato, nell'ordine e sempre a mie spese, in Francia, in Svizzera, in Austria e in Croazia; ma anche lì mi hanno cacciato via.

Alì Ben Mohamed probabilmente finirà in un Cpt (questa è bellissima, il nuovo pacchetto sicurezza contiene una norma decisiva per la lotta alla criminalità in genere e a quella degli immigrati clandestini e no in particolare: i centri di permanenza temporanea non si chiameranno più così, si chiameranno da adesso in poi Centri di identificazione ed espulsione). Magari il giudice che giudica Alì Ben Mohamed per una volta non è né incapace, né lassista né comunista, e lo condanna. Così anche qui Alì Ben Mohamed fa appello, ricorso per Cassazione e intanto gira in strada dove fa danni. Eh sì, perché siccome è clandestino e pregiudicato, non trova lavoro. Sicché cosa fa? Spaccia, probabilmente, oppure fa contrabbando di sigarette o vende cd taroccati. Tutto questo scenario, secondo il Solone di adesso, dovrebbe essere moltiplicato per 650.000. Magari 650.000 proprio no, forse 500.000, forse 400.000. Chi lo sa? Tanto la magistratura deve solo attrezzarsi e ottemperare ai suoi compiti istituzionali, senza sterili e incostituzionali lotte con il potere politico. È ridicolo solo a pensarsi, figuriamo a dirlo o a scriverlo.

Cinquecentomila processi per questo nuovo reato non potrebbero mai essere fatti. È vero che non si può peggiorare un sistema penale come il nostro. È già morto del tutto. Ma, forse, non c'è motivo di essere così pessimisti. Forse non succederà niente di tutto questo. Nel testo del decreto sicurezza questo nuovo reato è previsto così: «Lo straniero che fa ingresso nel territorio dello Stato in violazione delle disposizioni del presente Testo Unico (sarebbero le norme sull'immigrazione) è punito ecc.». Significa che il reato viene commesso nel momento in cui lo straniero fa ingresso nel territorio dello Stato.

Siccome anche Solone sa (lo sa?) che c'è l'art. 2 del Codice Penale secondo il quale nessuno può essere punito per un fatto che, secondo la legge del tempo in cui fu commesso, non costituiva reato; e siccome questa nuova legge non c'era (proprio perché è nuova) quando i 650.000 sono entrati; ecco che i nostri clandestini possono stare tranquilli.

Loro sono entrati clandestinamente quando la cosa non era reato. Certo, possono essere espulsi, ripescati, denunciati perché non hanno obbedito all'ordine di espulsione, tutto come prima. Però per il reato di immigrazione clandestina non possono essere processati.

I nuovi, quelli che entreranno dopo l'entrata in vigore della legge, questi sì, dovranno essere sottoposti a processo. E siccome non dovrebbero essere del tutto cretini, o comunque i loro difensori qualcosa gli suggeriranno, certamente ci diranno che è vero che sono clandestini, ma sono entrati nel 2007 (a fare tanto) e da allora mai nessuno li ha fermati. Speriamo che siano pochi.

Ma se Solone gli immigrati non li vuole proprio, perché non se li espelle da solo con tanti bei provvedimenti amministrativi fatti da questori, prefetti, sindaci e compagnia cantante; e non lascia i magistrati in pace a fare il loro lavoro?

Procuratore aggiunto della Repubblica di Torino


Non ci facciamo prendere per il culo, va'.
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Post by Shelby on Sat 31 May 2008, 21:38

Da Repubblica

A processo con l'aggravante, clandestino con famiglia regolare

Miguel, cileno senza permesso di soggiorno, vive dalla zia che lavora regolarmente
Ieri l'arresto, convalidato. Se sarà condannato, la pena aumenterà di un terzo

Il suo avvocato: "Solleveremo la questione dell'incostituzionalità della norma"

MILANO - Ha il sapore del paradosso la storia di Miguel, uno dei quattro stranieri arrestati ieri a Milano - cui oggi è stato confermato l'arresto - ai quali viene contestata la nuova aggravante della clandestinità in base al recente pacchetto sicurezza del governo Berlusconi. Miguel è cileno, ha diciotto anni ed è senza permesso di soggiorno. Ma in Italia vive a casa di una zia, una donna onesta che il permesso di soggiorno ce l'ha, così come il lavoro.

Clorinda V., la zia di Miguel, fa la donna delle pulizie in una banca del capoluogo lombardo. Ed è sconvolta. Si è aggirata per le aule del Palazzo di giustizia di Milano alla ricerca del nipote che, in base all'articolo 61, comma 11 bis del decreto sicurezza, sarà processato per direttissima secondo la nuova linea dura dell'esecutivo in materia di immigrazione. Questo significa che, se verrà condannato, la pena potrebbe essergli aumentata di un terzo solo perché è clandestino.

Per Miguel il giudice ha deciso la convalida dell'arresto e ha disposto il carcere, in attesa del processo che si terrà il 6 giugno prossimo. La polizia lo ha arrestato per aver dato in escandescenze all'ospedale Santa Rita, aggredendo medici, infermieri e poi poliziotti. Ora è accusato di danneggiamento e resistenza a pubblico ufficiale.

E' la zia a raccontare la sua storia. "E' arrivato a febbraio, con il suo fratellino di sei anni, dopo che mia sorella si è suicidata, impiccandosi". Una volta in Italia, la vita di Miguel continua a essere difficile. "Si droga, ha brutti amici. Scappa sempre di casa. Ieri mi hanno chiamato, sono andata in questura per portargli dei vestiti, perché aveva solo le mutande".

Quello che sta succedendo al nipote, per Clorinda è l'ennesimo colpo. "Mio marito è fuggito dal Cile, perseguitato dalla dittatura di Pinochet perché era di un partito di sinistra. Da cinque anni siamo qui. Abbiamo due figli, di 15 e 13 anni che vanno a scuola. In Italia stavamo bene, una vita tranquilla. Poi è arrivato lui ed è stato un inferno". La donna si augura che il ragazzo "venga curato". Ma, se questo avverrà, probabilmente non sarà in Italia, a meno che lei non riesca a provare di aver chiesto la regolarizzazione del nipote.

Rimane la possibilità che in sede di processo non venga applicata l'aggravante di clandestinità. L'avvocato di Miguel, infatti, stamattina ha sollevato la questione di costituzionalità della norma, in base all'articolo 3 della Costituzione che sancisce il diritto di uguaglianza per le persone. Il giudice ha risposto che al momento "la questione appare irrilevante", ma potrà essere posta nelle fasi successive del processo. Insomma, non è ancora detta l'ultima parola.

(31 maggio 2008)
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