Razzismo e violazioni dei diritti fondamentali

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Post by Shelby on Tue 03 Jun 2008, 21:20

In questi giorni, grazie anche alle assurdità a cui assistiamo assistendo, mi sono più volte domandata se forse sono io ad avere degli standard troppo alti per quanto concerne il rispetto dei diritti umani o se davvero siamo un popolo razzista.

Parlando con i miei conoscenti e parenti, l'altro giorno, ho sentito affermazioni che mi hanno fatto rabbrividire, oserei dire che si è trattato di vere proprie dichiarazioni razziste, ma qualcuno dice che io sono un po' esagerata quando si tratta di certi temi, ebbene riporto alcuni articoli sull'argomento perché evidentemente non sono l'unica esgerata.

Da Peace Reporter:
Amnesty accusa l'Italia

La politica italiana violenta e discriminatoria
Daniela Carboni*

Il 31 ottobre scorso una donna è stata aggredita e uccisa a Roma. Dell’accaduto è stato accusato un cittadino rumeno. Probabilmente, per tutti voi come per noi è più facile ricordare i dettagli della vita e della personalità della persona accusata dell’omicidio, piuttosto che della vittima.
Non è un caso né una vostra personale disattenzione, ma semplicemente il risultato prevedibile del modo in cui le istituzioni hanno affrontato la vicenda e quindi il modo in cui la società italiana l’ha vissuta: un drammatico fatto di cronaca – finito nel modo peggiore – non viene visto per quello che è, cioè l’ennesima violenza contro una donna, ma come il sintomo inequivocabile di una tendenza alla violenza e all’illegalità di gruppi di persone e minoranze, in base alla nazionalità, all’appartenenza etnica, al luogo in cui dimorano.
In quell’occasione, in pochi istanti e in maniera assolutamente irresponsabile, rappresentanti istituzionali e politici di diverso orientamento hanno invocato il pugno di ferro su migliaia di persone che non avevano niente a che fare con la vittima, con l’abuso e l’omicidio, con il responsabile di questi atti.
Tanto che, il 6 novembre 2007, l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) ha espresso preoccupazione per il clima di intolleranza manifestatosi in quei giorni e per lo “stato di tensione nei confronti degli stranieri alimentato negli anni anche da risposte demagogiche alle tematiche dell’immigrazione messe in atto dalla politica”. Il giorno seguente il Presidente dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa ha messo in guardia l’Italia circa il rischio di una “caccia alle streghe” contro i cittadini rumeni e in particolare contro i rom.



Testa di ariete. La violenza su una donna è diventata infatti la “testa d’ariete” per sfondare la parete del pudore, dell’equilibrio istituzionale, del rispetto dei diritti umani e aprire la strada alla discriminazione e all’erosione dei diritti, attraverso fiumi di parole e specifici atti normativi che rischiano di trasformare l’Italia in un paese “pericoloso”, in questo momento particolarmente per rom e rumeni, potenzialmente per chiunque. Per chiunque di noi. L’erosione dei diritti ci mette potenzialmente a rischio nelle più diverse situazioni della nostra vita quotidiana, come le mura domestiche, il luogo di lavoro, le manifestazioni di piazza. Riteniamo che sia questa la vera emergenza in Italia.

Con amarezza. Amnesty International è un’organizzazione indipendente, anche e soprattutto rispetto alle parti politiche e ai partiti. I politici italiani – lo diciamo con amarezza – non ci hanno creato problemi in questo senso: sono stati estremamente bipartisan, incredibilmente compatti nel coro di esternazioni violente e discriminatorie.
Dopo quel episodio, l’allora sindaco di Roma, Walter Veltroni, ha dichiarato che “non si possono aprire i boccaporti” e che "prima dell'ingresso della Romania nell'Unione Europea, Roma era la metropoli più sicura del mondo", sottolineando quindi la necessità di provvedimenti d’urgenza. In un’intervista rilasciata il 4 novembre successivo Gianfranco Fini, allora presidente di Alleanza Nazionale, ha dichiarato: “c'è chi non accetta di integrarsi, perché non accetta i valori e i principi della società in cui risiede” e, riferendosi in particolare ai rom ha affermato “mi chiedo come sia possibile integrare chi considera pressoché lecito e non immorale il furto, il non lavorare perché devono essere le donne a farlo magari prostituendosi, e non si fa scrupolo di rapire bambini o di generare figli per destinarli all'accattonaggio. Parlare di integrazione per chi ha una ‘cultura’ di questo tipo non ha senso”.

Grave reponsabilità. Non sappiamo perché i rappresentanti del Governo allora in carica e il candidato del Partito Democratico alla Presidenza del Consiglio abbiano parlato in questo modo: ciò che ci preme dire è che, assieme ai rappresentanti dei rispettivi schieramenti politici, hanno una grave responsabilità nel deterioramento del dibattito politico e nella legittimazione del linguaggio razzista in Italia.
Con la stessa fretta, sull’onda emotiva di un fatto di cronaca, il Consiglio dei Ministri si è riunito la sera del 31 ottobre e ha approvato un decreto sulle espulsioni dei comunitari. Il provvedimento ha avuto un iter movimentato, essendo decaduto e successivamente “reiterato” con alcune modifiche a dicembre 2007.
Nel testo risultavano particolarmente preoccupanti l’indeterminatezza dei nuovi motivi di espulsione dei cittadini dell’Unione Europea, lasciati scarsamente definiti nella norma (“motivi imperativi di pubblica sicurezza”) e quindi fonte di un’eccessiva discrezionalità delle autorità chiamate ad applicarle, tra cui i prefetti. I contenuti della decretazione d’urgenza sono infine confluiti nel decreto legislativo 32/2008 che, migliorando il testo originario, ha introdotto la necessità di convalida del giudice ordinario per tutti i provvedimenti di espulsione. Restano non ancorati a parametri legali certi i presupposti dell’espulsione.
Nonostante le promesse elettorali sui diritti di migranti, questa è l’unica nuova legge in materia approvata dal Governo presieduto da Romano Prodi.

I suoi primi passi. Con una linea di continuità di contenuti e di approccio, ha mosso i suoi primi passi il nuovo governo presieduto da Silvio Berlusconi.
Nel corso del primo Consiglio dei Ministri, il 21 maggio 2008 a Napoli, com’è noto è stato approvato un insieme di modifiche e proposte normative, anch’esse nominalmente riferite alla “sicurezza”, che prevedono pesanti restrizioni e nuove figure di reato e colpiscono soprattutto gli immigrati, direttamente o indirettamente. Le nuove misure sono state accompagnate da dichiarazioni in linea con la tendenza a stigmatizzare interi gruppi di persone, in particolare i rom e i migranti irregolari. L’attuale leader dell’opposizione Walter Veltroni ha dichiarato che queste misure in larga parte coincidono con quelle pianificate dalla precedente maggioranza di governo.

Il cosiddetto “pacchetto sicurezza” include: o un decreto legge che punisce con la reclusione e la confisca del bene chi affitta un immobile a un immigrato irregolare, attribuisce più ampi poteri ai sindaci in materia di “ordine e sicurezza pubblica” e rende circostanza aggravante di qualsiasi reato quella di essere stato commesso da un immigrato irregolare; o un disegno di legge che vuole aumentare da 60 giorni a 18 mesi il tempo massimo della detenzione nei centri a scopo di espulsione e che introduce il reato di ingresso e soggiorno irregolare; o tre bozze di decreti legislativi che inaspriscono, tra le altre cose, le procedure di asilo.

L'allarme. Hanno espresso allarme per la riforma normativa molte organizzazioni non governative italiane e internazionali e lo stesso Alto Commissariato delle Nazioni per i rifugiati, il quale ha sottolineato come i richiedenti asilo, spesso costretti dalla mancanza di alternative a fare ingresso irregolarmente nei paesi dove cercano protezione, potrebbero venire accusati di aver commesso un reato.Nel nuovo contesto normativo, quindi, i richiedenti asilo che fuggono da persecuzioni e tortura potrebbero essere accolti in Italia con un’incriminazione per ingresso irregolare – espressamente esclusa dalla Convenzione di Ginevra sullo status dei rifugiati – e con 18 mesi di detenzione in un CPT per il solo fatto di aver messo piede nel nostro paese. Una misura che, secondo gli standard internazionali, dovrebbe residuale ed eccezionale.
Amnesty International è estremamente allarmata sia per il contenuto di queste misure, sia per le modalità affrettate e propagandistiche della loro emanazione e per il clima di discriminazione che le ha precedute e che le accompagna.
In questo contesto, in diverse parti d’Italia, vi sono stati attacchi contro le comunità rom. Attacchi che anche Amnesty International condanna e per i quali chiede che siano aperte indagini per accertare le responsabilità, che siano forniti adeguati risarcimenti per le vittime e le loro famiglie e che sia garantita un’adeguata protezione dei rom da qualsiasi forma di violenza.

Attacchi. Nel corso del 2007 e sino a praticamente ieri si sono verificati attacchi violenti ad accampamenti rom in diverse città e sono state segnalate diverse aggressioni ai danni di immigrati romeni e di altre nazionalità, tra cui i recentissimi episodi che hanno colpito a Roma, nel quartiere Pigneto, cittadini del Bangladesh.
La situazione italiana ha suscitato le preoccupazioni delle Nazioni Unite (Comitato per l’eliminazione della discriminazione razziale, marzo 2008) e dell’Ufficio per le istituzioni democratiche e i diritti umani dell’OSCE, organismo che si occupa a livello internazionale di sicurezza e che ha sottolineato come la ricorrente stigmatizzazione di gruppi quali rom e immigrati aumenta le probabilità che si verifichino violenze contro di loro.
L’Italia e tutti i paesi UE dovrebbero attuare una politica comune per l’inserimento sociale dei rom, piuttosto che marginalizzarli ulteriormente ed espellerli. Ricordiamoci che chi risente particolarmente di queste migrazioni forzate sono i bambini, costretti a fuggire e ad abbandonare la scuola, quindi la possibilità di un futuro dignitoso e più sicuro per tutti.

Tutti, indisciminatamente. L’ondata di razzismo coinvolge a cerchi concentrici i cittadini stranieri senza documenti regolari e, di fatto in termini più generali, tutti i migranti presenti nel territorio italiano.
Vorremmo che i rappresentanti politici italiani si rendessero contro del fatto che parlare dei diritti umani dei migranti non è impopolare. Amnesty International lo ha verificato con la campagna “Invisibili”: durante 16 mesi di attività, decine di migliaia di persone hanno scelto di parlare di questi temi senza pregiudizi, firmando petizioni, organizzando o prendendo parte a spettacoli teatrali e di musica, convegni e mostre. Crediamo che i politici e le istituzioni italiane debbano avere lo stesso coraggio dei bambini di Lampedusa, che ai loro coetanei – i migranti che arrivano sulle loro spiagge – hanno dedicato giochi e disegni sui diritti umani.
Sul questo tema specifico dei diritti di migranti e richiedenti asilo speravamo, fino a pochi giorni fa, di poterapprezzare senza timori alcuni importanti miglioramenti legislativi.
Tra questi, anche i risultati della campagna “Invisibili” sui minori migranti detenuti all’arrivo in Italia: la pubblicazione da parte del Governo dei dati relativi agli arrivi dei minori via mare, la netta diminuzione della detenzione dei minori non accompagnati in frontiera e nuove migliorative istruzioni del Ministero dell’interno sulla determinazione dell’età, che impongono l’applicazione del beneficio del dubbio in tutti i casi di incertezza sulla minore età.

Complimenti. Su uno di questi miglioramenti, invece, non abbiamo fatto in tempo a complimentarci: l’introduzione dell’effetto sospensivo, che consente al richiedente asilo di restare nel territorio italiano durante la decisione di secondo grado sulla sua domanda, come richiesto dagli standard internazionali, potrebbe essere presto cancellato dalle nuove misure legislative per la sicurezza. In assenza dell’effetto sospensivo, una decisione sbagliata in prima istanza può comportare conseguenze gravi e irreparabili per il richiedente asilo espulso nel suo paese di origine. Pensate che un cittadino sudanese del Darfur o eritreo possa presentare una seconda istanza dal proprio paese, dopo una fuga e un rimpatrio forzato, magari dopo essere passato in andata e al ritorno attraverso i campi di detenzione e le torture in Libia?
Questa scelta legislativa peggiorativa in materia di migranti e richiedenti asilo, già di per sé contraria agli standard internazionali sui diritti umani, è preoccupante anche alla luce della collaborazione tra Italia e Libia.

Sempre più intensi.
Una collaborazione trasversale ai governi che si sono succeduti dal primo accordo siglato nel 1999 dall’allora Ministro degli esteri Lamberto Dini, con un paese che – allora come oggi – non ha firmato la Convezione di Ginevra sui rifugiati, non ha una procedura di asilo, attua espulsioni a tappeto nei confronti di migranti e richiedenti asilo. I rapporti si sono via via intensificati con la mediazione in prima persona, nei loro ruoli istituzionali di Ministri, degli onorevoli Massimo D’Alema, Piero Fassino, Giuseppe Pisanu e Giuliano Amato. L’atto finale, per il momento, è l’accordo del 29 dicembre 2007, che prevede il pattugliamento congiunto con 6 navi della Guardia di Finanza cedute alla Libia, con comando 3interforze a coordinamento libico. Pochi mesi dopo, con l’approvazione del rifinanziamento delle forze armate e di polizia in missioni internazionali, oltre 6,2 milioni di euro di denaro pubblico sono stati destinati a finanziare il pattugliamento congiunto. In quegli stessi mesi, il leader libico Gheddafi confermava pubblicamente di voler attuare deportazioni di massa.

In alto mare. È quindi sempre più urgente che gli accordi con la Libia siano resi pubblici, che venga chiarito quali sono le garanzie richieste dall’Italia per i diritti umani e che cosa accade alle persone fermate in mare nel pattugliamento congiunto.
La segretezza di accordi, dati e informazioni che riguardano la vita di migliaia di persone non può prolungarsi ulteriormente e assume una parvenza ancor più preoccupante alla luce del clima italiano, che sembra attribuire ai migranti responsabilità collettive e una soglia più bassa di tutela dei diritti umani e quindi di dignità umana.
Le minoranze non sono le uniche ad essere colpite quando la cultura dei diritti viene sostituita dalla loro erosione e dall’impunità.


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Post by Shelby on Tue 03 Jun 2008, 21:22

(continua da sopra)

Senza leggi. E proprio parlando di impunità, non possiamo non ricordare ancora una volta la mancanza di leggi adeguate e di strumenti di prevenzione in Italia di maltrattamenti e tortura. Questo contesto rende allarmante il problema dei diritti umani, trovando purtroppo conferma nei processi in corso.
Lo sanno bene le centinaia di persone che sono state vittime di abusi a Genova, durante il G8 del 2001. Nonostante gli impegni presi dal Governo Prodi, non sono state garantite né una commissione indipendente di inchiesta né gli strumenti necessari per garantire che quanto accaduto a Genova non si ripetesse più.
Dove sono il reato di tortura e la ratifica del Protocollo opzionale alla Convenzione contro la tortura, che decine di migliaia di persone, le Nazioni Unite e il Consiglio d’Europa chiedono all’Italia ormai da troppi anni?
Perché nessuno degli imputati nel processo è stato sospeso dal servizio e molti sono stati di fatto promossi, così contribuendo a diffondere un pericoloso clima di impunità tra chi dovrebbe proteggere la sicurezza?

G8. Senza alcuna soddisfazione constatiamo oggi gli effetti pratici di questo stato di cose, previsti e annunciati da AI senza incontrare il dovuto ascolto. Nel processo per Bolzaneto la pubblica accusa ha ricostruito gli avvenimenti che, in quei giorni da non dimenticare, hanno colpito nella caserma oltre 250 persone.Secondo i pubblici ministeri, il trattamento è stato “di oggettiva vessazione nei confronti di tutti i detenuti e per tutto il periodo della loro permanenza presso il sito” e ha violato il divieto di tortura e maltrattamenti previsto dalla Convenzione europea dei diritti umani. Le memorie dei pubblici ministeri hanno segnalato che è difficile fotografare i fatti accaduti con l’attuale codice penale, che non include il reato specifico di tortura.
Fa effetto ascoltare che chi materialmente indaga sui reati e ne deve chiedere l’applicazione, constata gli effetti pratici della mancanza di un reato di tortura. Altrettanto effetto fa constatare che denunce di maltrattamenti e abusi simili sono emersi, dopo Genova, rispetto alle situazioni più disparate di protesta e di espressione del dissenso. Ne sono un esempio gli atti di violenza denunciati in relazione all’intervento da parte delle forze di polizia in Val di Susa nella notte tra il 5 e il 6 dicembre 2005, contro un centinaio di persone che manifestavano contro la costruzione di un collegamento ferroviario ad alta velocità.

Stessa mentalità. Per quanto sembrino cose diverse, la mentalità che consente tutto questo è la stessa che porta un governo a fidarsi di una semplice lettera di assicurazioni diplomatiche, con la quale un paese come la Tunisia promette di non torturare una persona che l’Italia vuole rinviare.
E su questo argomento, l’Italia ha subito una sonora lezione da parte della Corte europea dei diritti umani, che dovrebbe rappresentare un monito per tutti.
Si tratta della sentenza che, a febbraio, ha annullato il provvedimento di espulsione nei confronti del cittadino tunisino Nassim Saadi, emesso dal Ministro dell’Interno Amato sulla base del “decreto Pisanu”. L’Italia sosteneva che il rischio di tortura all’arrivo non bastasse in sé a bloccare l’espulsione. La Corte europea ha invece respinto il tentativo italiano di relativizzare il divieto di tortura nel diritto internazionale e ha riaffermato che si tratta di un principio assoluto.

Abu Omar. L’estrema debolezza dell’impegno italiano contro la tortura e a sostegno del sistema internazionale dei diritti umani è il contesto in cui si sviluppa il caso di rendition che ha coinvolto Abu Omar.
Le indagini della magistratura italiana e l’avvio del processo sul coinvolgimento di funzionari di intelligence italiani e statunitensi nella rendition di Abu Omar stanno contribuendo a svelare la verità per mezzo della giustizia.
Fino ad oggi i ministri della Giustizia che si sono succeduti, Roberto Castelli e Clemente Mastella, non hanno inoltrato al Governo Usa le richieste di estradizione dei 26 agenti della Cia, come sollecitato anche dal Parlamento Europeo e dal Consiglio d’Europa. Non solo: l’Italia, contrariamente alla maggioranza dei paesi europei, di fatto non ha collaborato con le inchieste del Parlamento europeo e del Consiglio d’Europa sulle rendition e le violazioni dei diritti umani nella guerra contro il terrorismo.
Auspichiamo un’inversione di rotta, che potrebbe cominciare da un tema sin qui non citato. L’Italia, notoriamente tra i principali produttori ed esportatori di armi al mondo, dovrebbe integrare effettivamente il rispetto dei diritti umani nelle scelte politiche e amministrative che riguardano queste attività.

Afghanistan. Le singole autorizzazioni devono essere affrontate dal Governo anche nell’ambito della propria politica estera. Gli sforzi dell’Italia e della comunità internazionale per il rafforzamento della tutela dei diritti umani in Afghanistan, per esempio, rischiano di essere danneggiati da un’eccessiva quantità di armi piccole e leggere offerta dai paesi Nato e tra essi dall’Italia. L’Italia ha esportato verso l’Afghanistan armi “comuni da sparo” per oltre 3 milioni di euro per il quinquennio 2003/2007, con un netto incremento nell’ultimo anno.
In particolare, l’Italia ha sempre dichiarato di volersi impegnare per la difesa dei diritti dei minori, con una specifica attenzione ai bambini soldato. Tra il 2002 e il 2007, i governi che si sono alternati hanno autorizzato l’esportazione di armi di diversa tipologia e calibro – per un valore di diversi milioni di euro – a privati e forze armate di stati quali Filippine, Afghanistan, Colombia, Repubblica Democratica del Congo, Nepal, Uganda, Burundi e Ciad.
Per una “sfortunata” coincidenza, questi paesi sono tutti nell’elenco di quelli in cui i bambini sono utilizzati come soldati, in base ai Rapporti del Segretario Generale delle Nazioni Unite e della Coalizione “Stop all’uso dei bambini soldato”.
Non stiamo facendo una richiesta utopistica e irrealizzabile, ma solo la richiesta di una scelta netta: quella di non autorizzare più esportazioni di armi né da guerra né cosiddette “comuni da sparo” verso paesi in cui quelle armi alimentano conflitti di cui bambine e bambini sono vittime certe e numerose, perché feriti o uccisi o perché mandati a combattere con pistole e fucili made in Italy.
Più in generale, per concludere, chiediamo all’Italia di fare una scelta ben precisa, che non ammette compromessi: il governo e il parlamento devono decidere se violare i diritti umani oppure tutelarli, e agire di conseguenza.
Roma, 27 maggio 2008
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Post by Shelby on Tue 03 Jun 2008, 21:32

So che è lungo, ma se avete un minimo di interesse rigurdo a ciò che sta accadendo nel nostro Paese, secondo me rende bene quello che ci sta succedendo.

Riporto anche dalla Repubblica:
L'Alto commissario per i diritti umani: "No al reato di immigrazione illegale"
La delegazione italiana esprime "stupore": provvedimento non ancora adottato
Clandestini, l'Onu condanna l'Italia
Farnesina: "Valutazioni premature"
Il segretario del Pontificio consiglio per i migranti interviene sulla questione sicurezza

CITTA' DEL VATICANO - Una ferma condanna dell'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani Louise Arbour e un nuovo stop da parte del Vaticano per la politica del governo italiano nei confronti degli immigrati clandestini. Arbour ha stigmatizzato la "recente decisione di rendere reato l'immigrazione illegale" e i recenti attacchi contro i rom. Il Segretario del Pontificio consiglio per i migranti, monsignor Agostino Marchetto, ha riaffermato che "i cittadini di Paesi terzi, come i cittadini comunitari, non dovrebbero essere privati della libertà personale o soggetti a pena detentiva a causa di un'infrazione amministrativa".

La critica dell'Onu. In un discorso tenuto al Consiglio dei diritti umani a Ginevra, Arbour ha rinnovato l'allarme per l'aggravamento di problemi quali l'intolleranza e la xenofobia. In Europa, ha ricordato, si assiste a una radicalizzazione delle politiche di controllo dell'immigrazione. In questo contesto sono particolarmente preoccupanti le misure adottate dall'Italia e gli attacchi contro i romeni.

"In Europa sono fattore di enorme preoccupazione le politiche repressive, così come gli atteggiamenti xenofobi e intolleranti, nei confronti dell'immigrazione clandestina e delle minoranze neglette - ha detto Arbour nel suo intervento, riportato dal sito dell'Acnur - Esempio di queste politiche e di questi atteggiamenti sono la recente decisione del governo italiano di rendere reato l'immigrazione clandestina e i recenti attacchi contro campi rom a Napoli e Milano".

La reazione italiana. La delegazione italiana ha immediatamente preso la parola per esprimere "stupore" per il riferimento alla situazione in Italia. Il nostro Paese è da sempre in prima linea nella battaglia contro il razzismo, la xenofobia e l'intolleranza, ha affermato l'ambasciatore Giovanni Caracciolo di Vietri.

Riguardo agli attacchi contro i campi rom, la delegazione italiana ha sottolineato che tutte le autorità e i partiti hanno condannato tali fatti e che i responsabili saranno perseguiti secondo la legge.

Poi è arrivata anche la presa di posizione ufficiale della Farnesina, che in una nota fa rilevare come "esprimere valutazioni premature su proposte che ancora il Parlamento italiano non ha discusso desta sorpresa, ma non condizionerà il dibattito politico nazionale, che sarà come sempre trasparente ed aperto al contributo di maggioranza ed opposizione".

Ancora il ministero degli Esteri: "In ogni caso, si tratta di una questione che non ha nulla a che vedere con la xenofobia o con la discriminazione su base razziale, e che affronta invece il fenomeno dell'immigrazione illegale e degli strumenti legislativi per ridurlo, nell'ambito beninteso delle garanzie previste dall'ordinamento giudiziario e nel pieno rispetto delle direttive dell'Unione Europea".

La posizione della Chiesa. Il Vaticano stamattina è tornato a intervenire sul dibattito in corso in Italia sul tema dell'immigrazione clandestina, dopo le parole del cardinal Bagnasco, presidente della Cei, contro la permanenza prolungata nei cpt prevista dal pacchetto sicurezza del governo.

Il prelato, che si trova a Nairobi per il congresso panafricano dei delegati delle Commissioni episcopali per le migrazioni, ha risposto a una domanda relativa alla questione immigrazione ai microfoni della Radio Vaticana. E ha aggiunto: "Mi ritrovo personalmente nell' opinione espressa dalla minoranza a Bruxelles". E cioè che gli stranieri, come i cittadini dei Paesi Ue, non debbano essere arrestati per aver infranto una legge amministrativa.

Il prelato ha aggiunto: "Ho appena studiato il Progetto di Direttiva del Parlamento Europeo e del Consiglio recante norme e procedure comuni applicabili negli Stati membri al rimpatrio di cittadini di Paesi terzi soggiornanti illegalmente attualmente in fase di elaborazione". Monsignor Marchetto ha poi detto che la Chiesa deve insistere sulla "linea dell'accoglienza".

(2 giugno 2008)
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Post by Shelby on Tue 03 Jun 2008, 21:34

Clandestini, Berlusconi frena,la Lega insorge, Maroni "sorpreso"
Maroni: "Sorpreso dalle parole del premier"
Veltroni soddisfatto: "Ci ha dato ragione"

ROMA - Una marcia indietro che sorprende gli alleati e fa esultare l'opposizione. Silvio Berlusconi torna sulla questione immigrazione, durante la conferenza stampa con il presidente francese Nicolas Sarkozy e dice: "La clandestinità può essere un'aggravante, ma non un reato". Un'opinione che contraddice quanto fatto finora dal governo (che ha inserito all'unanimità il reato nel ddl) e scatena le proteste della Lega Nord. Il più sorpreso di tutti è il Ministro dell'Interno Roberto Maroni, a cui era toccato anche il compito di illustrare il pacchetto sicurezza. Mentre l'opposizione esulta per l'imprevista frenata del premier.

Le parole di Berlusconi. Il presidente del Consiglio ha affrontato la questione immigrati dopo i rilievi dell'Onu al governo italiano sull'ipotesi di introdurre il reato di immigrazione clandestina. "Non è un monito dell'Onu - precisa Berlusconi -. È una dichiarazione smentita circa un giudizio negativo su qualcosa che è ancora in divenire". "Il Parlamento - ha proseguito il presidente del Consiglio - è sovrano e deciderà secondo coscienza e buon senso".

Comunque il premier ha la sua idea. "Personalmente - ha concluso il Cavaliere - penso che non si può perseguire qualcuno per la permanenza non regolare nel nostro Paese condannandolo con una pena, ma questa può essere una aggravante se commette un reato". Una dichiarazione che costituisce un'improvvisa frenata rispetto a quanto disposto finora dalla maggioranza.

Le decisioni del governo. L'esecutivo durante il Consiglio dei Ministri di due settimane fa a Napoli, aveva deciso di introdurre il reato di clandestinità all'interno di un disegno di legge inserito nel pacchetto sicurezza (che comprende anche un decreto legge e tre decreti legislativi). La norma, nella stesura del testo, prevede che "lo straniero che fa ingresso nel territorio dello Stato in violazione delle disposizioni" di legge "è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni".

Sull'esame della norma, a quanto riferito da esponenti del governo, non c'erano stati scontri durante il consiglio. Anche se il provvedimento aveva suscitato le dure critiche dell'opposizione e rilievi da parte della Chiesa e, per ultima, dell'Onu. Nel decreto legge (approvato con operatività immediata), invece, la condizione di clandestinità è prevista solo come aggravante. I reati commessi da un clandestino vedono la pena aumentata "fino a un terzo" e scompare il divieto di bilanciamento con le attenuanti.

Maroni spiazzato e la Lega insorge. Il più sorpreso dalle parole di Berlusconi è il responsabile del Viminale. "L'aggravante c'è - osserva Maroni - ed è già entrata in vigore, è nel decreto legge; il reato di clandestinità è nel disegno di legge che il Consiglio dei ministri ha approvato due settimane fa all'unanimità e che porta come prima firma quella del presidente Berlusconi, la seconda è la mia. Io non ho cambiato opinione su questo punto - aggiunge Maroni - ritengo che sia utile inserirlo e l'abbiamo mandato al Parlamento; dopodichè, mi trovo d'accordo con Berlusconi, il Parlamento è sovrano e potrà fare e decidere ciò che vuole, ma io resto della mia opinione, l'opinione del Consiglio dei ministri che all'unanimità ha votato il ddl".

In precedenza c'erano stato le rimostranze di altri esponenti del Carroccio. La prima reazione era stata quella dell'eurodeputato leghista, Mario Borghezio. "Berlusconi - dice l'esponente del Carrocchio - rischia di deludere i milioni di persone che hanno votato per la nostra coalizione e che devono continuare ad avere piena fiducia nella nostra coerenza". Sull'argomento è intervenuto anche il Ministro per la Semplificazione, Roberto Calderoli: "La previsione di un reato di immigrazione clandestina non è certo finalizzata a mettere in galera tutti coloro che lo dovessero commettere, ma all'espulsione immediata dopo la sentenza''.

La prudenza del Pdl. Reato o aggravante sono equivalenti: deciderà il Parlamento. È il pensiero del Ministro della Difesa Ignazio La Russa. "Se si mantiene nel ddl il reato - ha spiegato La Russa - io sono soddisfatto. Ma se nella discussione parlamentare viene modificato in aggravante, a me va bene perchè l'obiettivo di effetto deterrente verrebbe comunque raggiunto". Si rimette all'esame dell'aula, anche il ministro per i Rapporti con il Parlamento Elio Vito, che annuncia: "Il ddl approderà al Senato nelle prossime ore".

L'opposizione esulta. Soddisfatto per la retromarcia del presidente del Consiglio, il segretario del Pd, Walter Veltroni. "Berlusconi, - dice Veltroni - con le sue parole di oggi, cancella il reato di immigrazione clandestina. Dà ragione così a quanto ha detto l'opposizione e alle altre voci critiche che si erano levate e contemporaneamente dà torto a quanti nella sua maggioranza si erano intestarditi in questa formulazione".

Una marcia indietro accolta con favore anche da Udc e Pd in una nota congiunta. "Prendiamo atto con soddisfazione - si legge nel comunicato - che il presidente Berlusconi ha archiviato di fatto il reato di immigrazione clandestina. La fondatezza e la ragionevolezza delle nostre posizioni hanno evidentemente fatto breccia nel ragionamento del presidente del Consiglio".

(3 giugno 2008)
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Post by Shelby on Tue 03 Jun 2008, 21:36

Ora mi domando, esiste un limite?
Gli italiani se ne rendono conto?

Io so solo che tutto questo mi spinge a migrare sempre più a sinistra.
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Post by Shelby on Sun 08 Jun 2008, 17:47

Da Articolo 21:

Dove non c’è pace per i Rom, non ci sarà neppure per tutti gli altri, italiani compresi

di Maria Antonietta Farina Coscioni*

La regola, sia per i credenti che per i laici, dovrebbe essere quella del precetto evangelico “ama il tuo prossimo come te stesso”; magari emendata come ha recentemente raccomandato l’arcivescovo emerito di Milano, cardinal Carlo Maria Martini: “Ama il tuo prossimo che è come te”. Questo pensavo quando insieme a Rita Bernardini, Matteo Mecacci, Maurizio Turco, Elisabetta Zamparutti e ad altri dirigenti e compagni del Partito Radicale, ho accompagnato l’europarlamentare rom ungherese Viktoria Mohacsi nei campi vicino Napoli, di Poggioreale e di Ponticelli, il campo dato alle fiamme nel corso di un raid razzista, e ormai deserto...
Ho visto centinaia di rom, tra cui moltissimi bambini, che vivono tra cumuli di rifiuti, in baracche costruite con materiale in amianto, e che nulla hanno a che invidiare alle favelas.
Quei luoghi – lo dico senza alcun spirito polemico o intenzione provocatoria – dovrebbero essere visitati anche da esponenti di governo e della maggioranza; si renderebbero conto delle conseguenze dei provvedimenti sull’immigrazione, criminogeni, che alimentano situazioni di tensione altissima. Non riesco davvero a dare torto a Viktoria Mohacsi, che in un suo quaderno di appunti, dopo la visita nei campi di Napoli ha scritto: “A Ponticelli è tutto bruciato, le persone sono state sfollate, molti mi hanno detto di sentirsi come ad Auschwitz”.

Non è la sola, Viktoria. Ha sollevato una quantità di risentite reazioni la dura presa di posizione della vice-premier del governo Zapatero, Maria Teresa Fernandez de la Vega: “L’Italia non ha una sua politica sull’immigrazione, non ha riconosciuto i rom neanche come minoranza linguistica; i duecentomila che vi vivono, ottantamila residenti da molti anni ma senza un documento, sono stati censiti dall’Opera nomadi, ma non dallo Stato italiano”. Sono dure le accuse della Fernandez de la Vega; ma non sono state smentite: “Nei campi si vive nel terrore. Le condizioni sono orribili, senza luce e acqua corrente, si vive in baracche di lamiere tra rifiuti e topi, e senza i servizi essenziali”.

Certamente i rom, gli zingari possono risultare irritanti; può dare fastidio la petulanza con cui chiedono spiccioli agli angoli delle strade; quando si introducono in casa per rubare o ti sfilano il portafogli in autobus, è giusto che siano puniti, condannati. Ma questo vale per tutti. Accade invece che la nostra “democratica” informazione – e massimamente quella radio-televisiva di Stato – enfatizzi a dismisura la notizia di reato quando a commetterlo è un rom o un rumeno (non si va tanto per il sottile, per tanti giornalisti gli uni e gli altri, pari sono); mentre la notizia è minimizzata quando un rom o un rumeno sono vittime. Quando stuprano, rubano, uccidono, conquistano pagine e pagine, e servizi televisivi. Quando però è una ragazza rom a subire violenza, o è un rumeno a morire in un cantiere edile, a stento se ne dà la notizia. Lo ha recentemente denunciato Marco Pannella al Parlamento Europeo, forte di una inoppugnabile documentazione fornita dal Centro d’ascolto: “Dinanzi alla gravità dei fatti vi è un atteggiamento e un’ignoranza della realtà italiana ed europea che mi fa paura: la colpa è sempre degli altri. E allora rivendico il diritto di autoaccusarci. A Roma, a Napoli, abbiamo governato noi, da quindici anni. A Roma, a Napoli e in tutta Italia si è sviluppata una campagna televisiva vergognosa: si è passati dal 10 al 24 per cento dell’informazione televisiva nel denunciare i crimini, creando una psicosi da paura”.
Dove non c’è democrazia e dove non c’è pace per i Rom, non ci sarà pace e democrazia neppure per tutti gli altri, italiani compresi.

Di fronte a quello che accade ogni giorno sotto i nostri occhi non è possibile tacere. Per questo, tra le altre iniziative che stiamo predisponendo per respingere le odiose manifestazioni di xenofobia di pochi violenti che certamente non rappresentano il “sentire comune” di questo paese, abbiamo deciso di promuovere un “intergruppo parlamentare di amicizia coi popoli rom”.
Non vogliamo limitarci ad una mera testimonianza di solidarietà, ma attivarci perché anche i rom possano da una parte diventare titolari di diritti civili, economici, sociali, politici e culturali come tutti; e dall’altra assumersi la responsabilità di doveri per una inclusione sociale che non comporti annullamento della propria specificità e non generi e alimenti conflittualità. Perché “ieri” i rom, i rumeni, gli albanesi eravamo noi, quando in Francia, in Germania, negli Stati Uniti ci chiamavano “terroni”, “macaroni”, “dago”. Anche noi, fino a “ieri” “puzzavamo” e venivamo considerati tutti mafiosi, non solo a Broccolino.

Ve la ricordate la poesia del pastore luterano tedesco Martin Niemöller, arrestato nel 1937 dalla Gestapo su diretto ordine di Hitler, infuriato per un suo sermone?

Quando i nazisti sono venuti a prendere i comunisti,
ho taciuto
non ero certo un comunista
Quando hanno incarcerato i socialdemocratici
ho taciuto
non ero certo un socialdemocratico
Quando sono venuti a prendere gli operai
ho taciuto
non ero certo un operaio
Quando hanno preso gli ebrei, ho taciuto
non ero un ebreo
Quando sono venuti a prendere me,
non c'era più nessuno che potesse protestare.

* Presidente di Radicali Italiani, deputata radicale del Pd
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Post by Ninus on Sun 08 Jun 2008, 18:14

Lucido ed agghiacciante il sermone citato dalla deputata.
Non c'è più nell'Italia di oggi nessun senso comune di moralità (chissà dov'è finita) nè di serietà (tutti i politici gridano, di solito gridano scemenze) nè di razionalità (tutto offuscato dalla paura, hanno visto che negli Usa funzionava e l'hanno esportato qui) figuriamoci la tutela delle minoranze.

La soluzione sembra diventata quella propriamente fascista di aggiustare i pc prendendoli a pugni.

Gli italiani non venivano chiamati solo dago, ma anche goombah (cumnpà, compare), wop (guappo), guido (The clothing style includes gold chains, plain T-shirts or muscle shirts, leather jackets, tracksuits and slicked-back or pompadour hairstyles) e wog.
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Post by Ransie on Sun 08 Jun 2008, 21:25

Leggendo questi articoli, sono rimasta davvero sconvolta, ma soprattutto per quanto riguarda i Rom.
Fino a qualche giorno fa, al molo di Beverello di Napoli, c'era praticamente una famiglia di rom che chiedeva l'elemosina però lo faceva in modo petulante e dava chiaramente fastidio. Tanto per fare un esempio, una volta, un paio di anni fa or sono, uno di questi bambini rom, sugli otto anni, ha minacciato Andrea di aprirgli la valigia per farsi dare i soldi e ho detto tutto! Poi, pur di avere i soldi, erano capaci di seguire le persone, di attaccarsi al braccio, di bestemmiare addosso e quindi dilagava intolleranza tra la gente, fino ad arrivare alla protesta, anche per timore di potenziali scippi. E io trovavo al comune, dove lavoro, le lettere protocollate di protesta che riguardavano proprio questi rom al porto di Napoli.
Visto che erano tanto insistenti e petulanti, anch'io, come tanti altri, ero arrivata alla paura che mi sfilassero il portafoglio oppure che mi prendessero la valigia di mano ma per fortuna non è mai successo.
Ora non ci sono più e il perchè lo sapete...Devo ammettere che all'inizio ero sollevata, ma poi ho provato dispiacere proprio per le condizioni in cui hanno sempre vissuto e trasparivano proprio dalla loro trasandatezza.
C'era quel bambino di otto anni che solo per miracolo sapeva parlare in italiano eppure stava tutte le mattine al porto, quando tutti gli altri bambini stanno a scuola. A pochi passi c'erano i poliziotti...e perchè non l'hanno acchiappato per portarlo a scuola, se è davvero un obbligo? >.<
Mi sono sempre chiesta questo e ancora adesso mi chiedo se i rom fossero riconosciuti come minoranza linguistica, forse non sentirebbero il bisogno di andare a chiedere l'elemosina e vivrebbero in condizioni più appartate e decenti.
Non condivido per niente questi fenomeni di intollernza verso i rom e gli immigrati in generale, tantomeno quelli che ci sono stati a Ponticelli anzi provo ancora più schifo perchè sono fomentati dalla stampa.
Ma secondo me non si può fare niente finchè il popolo è ignorante e continua a credere a qualche cazzata detta in TV. Quindi Paola, non ti angustiare, vai avanti sempre per le tue idee! :P
Io spero nella prossima generazione sinceramente...oppure di riuscire a evadere all'estero con tutti i miei cari! Razzismo e violazioni dei diritti fondamentali 207830
Si salvi chi può! Razzismo e violazioni dei diritti fondamentali 93612
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Post by Jocchan on Sun 08 Jun 2008, 21:27

Ransie wrote:Io spero nella prossima generazione sinceramente...
Allora siamo proprio nei guai.
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Post by Ninus on Sun 08 Jun 2008, 22:29

No, la generazione del grande fratello non ci "salverà" :D
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Post by Shelby on Sun 08 Jun 2008, 22:37

Beh sarebbe il caso che ci dessimo da fare noi, invece di aspettare altre generazioni, anche perché quelle successive potrebbero essere influenzate anche dal nostro agire : )

maaah dato questo razzismo dilagante, mi sa che non ci sono grandi vie di uscita Razzismo e violazioni dei diritti fondamentali 121208
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Post by Ransie on Tue 17 Jun 2008, 17:25

Ecco qua un esempio di persecuzione vera e propria nei confronti degli immigrati.
Un giornalista si è infiltrato nel campo di accoglienza a Lampedusa, ovvero campo di concentramento.
Leggendo questo articolo, mi si è accapponata la pelle e provo una rabbia indicibile verso tutti gli italiani razzisti e xenofobi.
Ecco dove portano l'ignoranza e il menefreghismo che dilagano di questi tempi!
Un'altra cosa che mi sconvolge è che mia madre è andata a Lampedusa, per questioni di lavoro e si è messa a chiacchierare con gli abitanti della zona. Le hanno detto che non hanno mai visto un extracomunitario in vita loro! O.O Questo campo di concentramento (dai, non siamo ipocriti, chiamiamolo così) è isolato dal resto dell'isola, anzi gli abitanti di Lampedusa pensano che gli immigrati vengono vestiti, lavati e poi riportati indietro! O.o Ma che è? Davvero non sanno niente di quegli orrori oppure fanno finta? O.o
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Post by Shelby on Wed 18 Jun 2008, 15:12

Mercoledì 25 giugno a Bologna ci sarà una riunione aperta a tutti per discutere di razzismo e per "reagire insieme", così si legge sul volantino.

Poi leggendo bene è presso la sede di socialismo rivoluzionario, ma comincio a non badare più a chi proprone, ma a cosa si propone perché sono stanca di non agire, inoltre rispetto al panorama politico italiano mi sono spostata verso posizioni più radicali.

Penso andrò a curiosare, chissà che non si proponga qualcosa di sensato. Razzismo e violazioni dei diritti fondamentali 207830
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Post by Già on Wed 18 Jun 2008, 15:19

BBicenzo finalmente andrà a braccetto con te! Ha sempre avuto ragione lui allora! eheh ahahahah

Ma non si parla degli assenti... :P

Socialismo rivoluzionarioooooooo!!!! Razzismo e violazioni dei diritti fondamentali 543595
yeah!
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Post by Shelby on Wed 18 Jun 2008, 15:27

Aaah certe cose e certe persone non cambiano mai, è proprio vero.

In effetti penso di aver detto proprio quello che hai scritto tu.
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Post by Ninus on Wed 18 Jun 2008, 16:18

Viva la revoluciòn, viva!

Beh, ultimamente, dopo aver visto il film Terra e libertà ho più simpatia per i Trotzkisti, per il Poum, per Orwell che è andato come volontario (nella guerra civile spagnola) scrivendo il libro Elogio della Catalogna.

Ovviamente ritengo, per motivi logici, ingiusto ed inefficiente il sistema dei soviet però d'altra parte non si può dimenticare che l'internazionalismo è socialista, liberale o comunista, non certo cattolico o nazionalista.
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Post by Ninus on Thu 19 Jun 2008, 09:55

da Repubblica


CRONACA
Scattate le manette per un uomo di 51 anni dopo sei mesi di indagini
la ragazza oggi vive in una struttura protetta aiutata da psicologi

Abusa della figlia per 18 anni a Verona arrestato operaio

A 10 anni il primo stupro dal padre che ha abusato di lei 3-4 volte la settimana

VERONA - Arrestato per avere abusato sessualmente della figlia. Una violenza lunga 18 anni. Con questa accusa sono scattate le manette per un operaio veronese di 53 anni.

Il gip scaligero Enrico Sandrino, su richiesta del pm Elvira Di Tulli, ha emesso un provvedimento di custodia cautelare in carcere al termine di 6 mesi di indagine che la polizia veronese ha avviato dopo la denuncia della vittima. La ragazza, che oggi ha quasi 29 anni, ora si trova in una struttura protetta aiutata da uno staff di psicologi.

Secondo quanto accertato dalla squadra mobile di Verona la donna, all'età di 10 anni, ha subito la prima violenza sessuale dal padre che ha abusato di lei per altri 18 anni, 3-4 volte la settimana.

Solo a gennaio scorso la vittima ha trovato il coraggio di lasciare la casa dei genitori e, su suggerimento di alcune amiche con cui si era confidata, è riuscita a denunciare le violenze subite.

Dove sta la Lega?
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Post by Ninus on Thu 19 Jun 2008, 10:22

Anche in Spagna hanno i Cpt, e sono aumentati da 8 a 10.

IMMIGRAZIONE
Spagna, dentro ai Cpt l'inferno dei senza diritti
Barcellona, Malaga, Algeciras... Erano inizialmente 8 e sono diventati 10 i «centros de internamiento por extranjeros», vere e proprie prigioni di massima sicurezza in cui nessun deputato spagnolo ha diritto di entrare Sbarre alle finestre, tempi imposti e poliziotti che sorvegliano le giornate dei migranti, fra cui anche minorenni e donne incinte
Sara Prestianni


Mercoledì 28 maggio il ministro degli Interni spagnolo, Rubacalba, ha annunciato, sulla scia della discussione relativa alla direttiva europea sui rimpatri, la modifica della legge sull'immigrazione, con l'obbiettivo di prolungare da 40 a 60 giorni il limite massimo di detenzione nei centri di permanenza temporanea spagnoli. Ma pochi sanno cosa effettivamente accada dietro le mura dei 10 centri di detenzione presenti sul territorio spagnolo. Negli ultimi anni, solo alcuni parlamentari europei hanno avuto l'autorizzazione d'ingresso, nessun deputato nazionale né le associazioni che da lungo tempo si battono perché sia fatta luce sulle carceri dei migranti, hanno potuto varcare la porta dei Cie (centros de internamiento por extranjeros) spagnoli. Nel luglio del 2007, nell'ambito dell'inchiesta promossa dalla Commissione Libe sulle «Condizioni dei cittadini di Paesi terzi ospiti di centri (campi di detenzione, centri aperti e zone di transito) con particolare attenzione ai servizi disponibili per persone con bisogni specifici, nei 25 Stati membri dell'Ue», siamo riusciti a varcare questa soglia.
Davanti a noi delle vere e proprie prigioni di massima sicurezza dove i migranti vengono «accolti» dopo lo sbarco sul territorio spagnolo o «aspettano» la procedura d'espulsione. Da Madrid alle Canarie lo scenario si ripete: celle chiuse a chiave notte e giorno, strutture decadenti, soprattutto nei centri del sud, solo personale appartenente al corpo di Polizia nazionale, una totale chiusura al mondo esterno, un servizio d'assistenza psico-sanitario assente o profondamente carente e numerose testimonianze raccolte sulle violenze perpetrate contro i migranti da parte dei sorveglianti.
I centri di detenzione in Spagna erano inizialmente 8, poi sono diventati 10, col pretesto dell'«emergenza invasione» , nell'estate del 2006, quando, in seguito all'arrivo dei cayucos, in provenienza da Senegal e Mauritania, sulle coste delle Canarie, due accampamenti militari dell'epoca franchista sono stati adibiti a centri di detenzione, Las Raices a Tenerife, la Isleta a Gran Canaria.
Le nostre visite cominciano al Cie di Barcellona, centro di detenzione modello, aperto nell'agosto del 2006, dopo la chiusura di quello, tristemente noto, della Verneda. Il nuovo centro è stato tirato a lucido, le celle sono pulite così come gli spazi comuni e la mensa, ma sembra più un carcere di massima sicurezza che un luogo di detenzione per un delitto amministrativo, qual è il fatto di non avere documenti.
Le griglie dei portoni si chiudono dietro di noi, e il direttore del centro, comandante della Polizia nazionale, comincia la visita, illustrandoci i due blocchi, quello maschile e quello femminile, che hanno una capienza totale di 226 posti. Continuiamo con le celle d'isolamento, previste per chi non si comporta secondo il regolamento del centro, in pratica quindi per chi si lamenta delle condizioni carcerarie o si ribella all'espulsione. Il loculo d'isolamento prevede una sola brandina e nessun accesso alla luce esterna, solo una piccola grata verso il corridoio. Accanto, sono state adibite due celle speciali per i nuclei familiari, che si contraddistinguono dalle altre per il fatto di essere dotate di un lettino per neonati e un divanetto. La Spagna, a differenza dell'Italia permette la detenzione di minori, se accompagnati, e di donne incinte, anche in gravidanza avanzata.
I migranti che sono detenuti devono rispettare un ferreo orario che scandisce le loro giornate: sveglia alle 8,30 e colazione; dalle 10 alle 13,30 sono rinchiusi nel patio o nella sala comune, perché le camere vengono chiuse; dalle 13,30 alle 16 devono obbligatoriamente trasferirsi nella zona alloggio che viene quindi chiusa a chiave; dalle 17 alle 19 sono previste le visite; alle 19,30 cenano e poi sono accompagnati nelle celle, che vengono chiuse a chiave alle 23. In alcuni centri, come in quello di Madrid, le celle, chiuse di notte, non sono dotate di servizi igienici e i detenuti, come ci racconta una giovane donna incinta, sono costretti a urinare nel lavandino.
Arrivati nelle celle comuni ci troviamo di fronte a una scena che si ripeterà, immancabile, in tutti i centri: i migranti si accalcano alle sbarre, gridano, invocando l'attenzione della sola persona che non porta una divisa che hanno visto entrare nel centro, per raccontare le tragiche condizioni in cui si trovano. Uno di loro ci racconta di essere appena sbarcato in Spagna. È partito due anni e sei mesi prima dal Camerun - dice -, ha trascorso un anno e otto mesi vivendo nelle foreste del Marocco in condizioni di totale precarietà ed esposto a persecuzioni e violenze. In Camerun non vuole tornare e non capisce perché dev'essere detenuto, sperava che la Spagna fosse diversa e che le vessazioni a cui è stato sottoposto dal Marocco, nuovo gendarme d'Europa, fossero finite.
Ma per capire cos'è un centro di detenzione in Spagna bisogna scendere al sud e visitare il Cie di Malaga e quello d'Algeciras. Le due città andaluse sono state, nel corso degli anni, il punto d'accesso principale in Spagna, prima che fosse installato il Sive, il sistema di radar e intercettazione marittime, che ha spostato le porte dell'Europa alle Canarie. Dopo la collaborazione di Senegal e Mauritania nelle operazioni di controllo delle frontiere, nell'ambito dell'azione di Frontex, il punto di partenza verso l'Europa si è nuovamente spostato in Marocco, a Al Houceima, e le coste della penisola spagnola hanno ricominciato ad essere il primo approdo di centinaia di migranti.
Il centro di Algeciras è l'antico carcere della città - un vecchio edificio in totale abbandono -, quello di Malaga, una struttura dei primi del '900, utilizzata prima come convento di suore e in seguito come caserma militare, per poi essere abbandonata per molti anni, prima di essere adibita a centro di detenzione. In entrambe le strutture il personale fa parte della Polizia nazionale, tanto il direttore del centro che il medico di turno. Il centro di Malaga, di cui lo stesso procuratore della Repubblica ha richiesto la chiusura, è tristemente noto per le denunce di abusi sessuali da parte dei poliziotti verso le detenute. Nonostante le gravi accuse, il centro resta funzionante: con una nuova gestione, le detenute violentate espulse, e i poliziotti trasferiti in un altro centro. I migranti vivono dentro stanzoni comuni, completamente al buio poiché le grate delle finestre sono talmente fitte da non lasciar passare la luce, il resto del tempo lo trascorrono in un patio di 10 metri quadrati a cui non abbiamo accesso, per motivi di sicurezza.
Ma è nel centro di El Matoral , uno dei più grandi campi di detenzione europeo, con la sua capienza officiale di 1.010 persone (ma che è arrivato a contenerne fino a 2.000), situato a Fuerteventura, isola dell'arcipelago delle Canarie, che le condizioni di detenzione si degradano ulteriormente. Il centro è diviso in due zone, da un lato due grandi stanzoni, di una capienza di 350 persone ciascuna, dotati di un bagno e qualche doccia e sommersi dai rifiuti accumulati da giorni. Dall'altro lato piccolissime celle, ma dotate di una ventina di letti a castello ciascuna, si affacciano una sull'altra. Nella penombra, i volti dei migranti rinchiusi si avvicinano alle grate, tutti sono vestiti uguali e raccontano la stessa tragica storia della traversata del mare. Ci raccontano anche che passano le giornate chiusi nelle celle, uscendo una volta al giorno, per i pasti. Tra loro molti volti di minori, riconosciuti maggiori dal test osseo a cui sono stati sottoposti in questura, subito dopo lo sbarco. Avranno lo stesso destino degli agli altri: l'alternativa tra un volo nella penisola per poi essere liberati e diventare i nuovi clandestini d'Europa o un volo a destinazione del paese di provenienza. Purtroppo non gli è permesso scegliere tra un'alternativa e l'altra, questo potere risiede nelle mani dei Governi, europei e africani, che firmano accordi di riammissione e inviano fondi per permettere il rimpatrio immediato dei migranti che sbarcano sul territorio europeo.
Molti migranti li troviamo in fila davanti all'ambulatorio, con il corpo martoriato dalle piaghe infette, che si sono provocati nei 15 giorni di traversata nelle carrette del mare, bruciature da carburante o morsi d'insetti. Solo una suora volontaria, presente saltuariamente nel centro, disinfetta momentaneamente le ferite, ma il suo apporto è limitato di fronte alla popolazione presente. Il medico, dicono, non lo vedono da almeno una settimana. Non ci stupisce quindi il fatto di sapere che a uno dei giovani subsahariani arrivati a Barcellona dopo i 40 giorni di internamento nel centro di detenzione delle Canarie, sia stata amputata una gamba. La ferita, provocata dalle condizioni di estrema precarietà del transito fino alla costa senegalese, infettata dall'acqua mista a carburante della traversata, e lasciata senza cura nel centro delle Canarie, si è incancrenita, tanto da non lasciare altra soluzione che l'amputazione. Ma non è solo della mancanza di assistenza sanitaria che si lamentano i migranti nel Cie del Matoral, a Fuerteventura. Parlano anche di violenze fisiche da parte della polizia che controlla il centro, manganellate riservate a chi esce dalla fila imposta durante la distribuzione del pasto o a chi, semplicemente, cerca di opporsi al viaggio dell'espulsione. Proprio per evitare questo «problema», ci dice un poliziotto, generalmente non si dice mai al detenuto che sta per essere espulso, ma si preferisce fargli credere che sta per essere trasferito nella penisola. Questa pratica è confermata anche dal direttore del centro, che, come dice la placca esposta nel suo ufficio, ha fatto un «corso di perfezionamento» dai carabinieri italiani all'epoca dello sbarco dei gommoni albanesi in Puglia, e di quel periodo sembra avere una grande nostalgia.
La violenza della polizia, che gestisce e controlla la struttura, è denunciata anche dai migranti del centro di detenzione di Madrid. Quando ci vedono arrivare si accalcano alle grate della cella comune dove sono obbligati a trascorrere l'intera giornata: rinchiusi, costretti a chiedere il permesso ai poliziotti anche per poter andare in bagno. Entriamo, tra i rifiuti e l'odore di urina che prende alla gola, i racconti continuano: arresti, detenzioni arbitrarie, violenze. Le visite finiscono, i centri si chiudono, ma la mobilitazione è ormai partita e in Spagna ci si chiede cosa succeda realmente dentro le mura di questi centri che ricordano molto di più una prigione di massima sicurezza che un centro di detenzione amministrativa. Il 21 giugno, i militanti e le associazioni spagnole si sono dati appuntamento davanti al centro di detenzione di Malaga per richiederne, infine, la chiusura.
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Post by Shelby on Thu 19 Jun 2008, 14:21

Ninus wrote:da Repubblica


CRONACA
Scattate le manette per un uomo di 51 anni dopo sei mesi di indagini
la ragazza oggi vive in una struttura protetta aiutata da psicologi

Abusa della figlia per 18 anni a Verona arrestato operaio

A 10 anni il primo stupro dal padre che ha abusato di lei 3-4 volte la settimana

VERONA - Arrestato per avere abusato sessualmente della figlia. Una violenza lunga 18 anni. Con questa accusa sono scattate le manette per un operaio veronese di 53 anni. [...]

Dove sta la Lega?

Si dà da fare per condannare i fatti o di nasconderli, dipende. Il pensiero conformista dell'ovvietà non perde mai un colpo e trova sempre una giustificazione, del tipo: su cento furfanti, 95 sono stranieri, 4 sono meridionali e solo uno del nord Italia.
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Post by Shelby on Thu 19 Jun 2008, 14:31

Purtroppo i centri di permanenza temporanea o di espulsione ed identificazione o come li vogliamo chiamare non li abbiamo solo in Italia e non solo da noi accadono cose sconcertanti, ai limiti dell'umano.

Il punto è cambiare rotta, ma la vedo dura considerando anche le politiche dell'UE.


Approvata la direttiva rimpatri - Il filo spinato che accerchia l’Europa
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Post by Shelby on Sat 21 Jun 2008, 14:33

Da Carta:

La maglietta clandestina
Pierluigi Sullo
[29 Maggio 2008]

I simboli sono importanti, eccome. Quando se ne parla, mi torna sempre in mente una scritta scolorita dal tempo ma ancora leggibile che vidi sul muro di cinta di una antica villa della Val d’Orcia, in Toscana. Era tracciata con vernice rossa e pennello e diceva “Viva Mao”. Al di là di quel che, con senno di poi, si può dire della Rivoluzione culturale ecc., quel che fu per me quasi commovente era il fatto che fino in quell’angolo del paese, tra cipressi e crete rosse, un ragazzo, evidentemente sessantottino, aveva creduto giusto, utile, far sapere quale fosse il simbolo, il nome di Mao Tse-tung, che voleva scagliare contro l’ordine costituito. Evento microscopico, ma a ben pensarci non molto diverso dalla radio con cui Peppino Impastato, assassinato quarant’anni fa, pensò di combattere la mafia. Oggi ci si attarda a “raccogliere le bandiere” e a tutelare le falci e i martelli, ma la verità è che di simboli efficaci non ne abbiamo gran che, noi – parola molto complicata e più vasta di quanto appaia – che ci sentiamo sulle spine se un campo rom viene incendiato, ci irritiamo se un manipolo di “forzanovisti” (così li chiama il loro duce, debitamente intervistato dalla tv) prende a mazzate un gruppo di studenti, ci allarmiamo se attorno alla questione dei rifiuti napoletani si costruisce un apparato legislativo degno, scrive Stefano Rodotà sulla Repubblica, di una “democrazia autoritaria” (Marco Revelli dice “dispotica”), ci sentiamo impotenti se un milione circa di persone, dette “clandestini”, viene indicato come la selvaggina nella caccia alla “sicurezza”.

E dunque, siccome il nostro mestiere è quello di comunicare, e anche di fabbricare simboli se ne siamo capaci, noi di Carta abbiamo pensato di proporne uno. Non sappiamo se funzionerà, se abbiamo la capacità e la forza di diffondere a sufficienza l’idea, ma chissà. Il ragionamento è questo: dobbiamo trovare una parola-simbolo che unifichi i comitati (proibiti per legge) di cittadini contro le discariche (ma domani toccherà a quelli contro la Tav o la base di Vicenza o il Ponte sullo Stretto); i migranti la cui stessa vita viene negata; i rom, che sono l’ultimo gradino della scala; i lavoratori in nero, molti dei quali stranieri sans papier, ecc. Insomma, dire: guardate che, fatte le debite differenze, alla fine è con tutti voi che i Maroni e i Berlusconi se la stanno prendendo. E qual è la parola che può simboleggiare tutto questo? Forse “clandestino”, ci siamo detti: nella storia molte di queste parole spregiative, cariche di negatività, sono state impugnate da chi le subiva e sfacciatamente esibite. E come auto-denunciare la propria condizione di “clandestino”? Con un mezzo di comunicazione classico: una maglietta.

Detto e fatto, ecco la maglietta che semplicemente dichiara “Clandestino”, con un tocco in più nel fatto che la “o” finale è sostituita da una impronta digitale. E la filiera, per così dire, è garantita. Le magliette sono realizzate in Bangladesh da una delle prime esperienze di manifattura etica: le operaie hanno condizioni lavorative e salariali molto migliori della media nazionale e assistenza sanitaria garantita e sono importate da altraQualità, una delle più importanti centrali di commercio equo italiane; a stampare gli artigiani di Arte’ Grafica di Asti [www.promotus.it]: del prezzo finale (12 euro, compresa la spedizione) una certa percentuale va al progetto della “sartoria rom”, avviato nel campo rom di Quintiliani, periferia romana. A Carta vanno meno di due euro, giusto la fatica che ci mettiamo. Potete richiederla, potete indossarla in giro, visto che l’estate sarà caldissima, e potete anche rivenderla in botteghe, librerie, ecc. Se volete, potete guardare il sito bottega.carta.org, oppure scrivere a bottega@carta.org o ancora telefonare allo 0645495659.

AVVISO: le magliette sono in fase di lavorazione e saranno disponibili in redazione per essere ritirate o spedite a cominciare dal 12 giugno.

–come acquistare la maglietta

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Post by Ninus on Sat 21 Jun 2008, 16:06

le operaie hanno condizioni lavorative e salariali molto migliori della media nazionale e assistenza sanitaria garantita e sono importate da altraQualità, una delle più importanti centrali di commercio equo italiane; a stampare gli artigiani di Arte’ Grafica di Asti [www.promotus.it]: del prezzo finale (12 euro, compresa la spedizione) una certa percentuale va al progetto della “sartoria rom”, avviato nel campo rom di Quintiliani, periferia romana. A Carta vanno meno di due euro, giusto la fatica che ci mettiamo.

si, ci mettiamo il cuore in pace con la "media nazionale" eheh, intanto vanno in bangladesh e non li pagano al minimo sindacale dei paesi avanzati in cui le comprano...

Comunque l'altro giorno ho avuto una discussione con un chitarrista, circa 20enne, evangelista (insomma sempre cristiano).

C'è gente che crede all'apocalisse imminente, al giudizio divino, aveva un odio contro gay, lesbiche, cercava in tutti i modi di spiegarmi perchè crede, ovviamente tutti respinti per le argomentazioni debolissime.

Ci vuole una rivoluzione culturale in questa italietta lateranense. I primi razzisti sono i cristiani, tutti, nei confronti degli "arabi" (lo sapevate che il mio cognome deriva dall'arabo?) e dei cinesi "senza dio".

Avete presente i Paesi Bassi? La legislazione sui matrimoni uguali per tutti (indipendentemente dall'orientamento sessuale, e non le unioni civili gentilmente concesse dai democristiani dal '45 ininterrottamente al potere ora coi liberali ora coi socialisti) e sull'eutanasia (contro l'accanimento terapeutico utilizzato con immensa ipocrisia dal clero quando in generale cerca di tappare la ricerca scientifica, soprattutto medica) è stata realizzata durante i governi di Wim Kok I e II (gli unici dal 1945 formati da liberali, socialisti e radicali, senza i democristiani che intralciassero qualsiasi superamento di stupidi pregiudizi).

Ora si aggiunge anche la Norvegia alla lista (assieme a Spagna, Belgio, Canada, Paesi Bassi e Massachusetts e California), con la procreazione assistita pubblica anche per lesbiche (presente anche in Danimarca, Svezia, Finlandia e Gran Bretagna), votata da tutti (socialisti, socialdemocratici, agrari, liberali, perfino conservatori) salvo populisti di destra ed il piccolo partito democristiano (come sempre, spesso, spessissimo, a braccetto).

Chiudo con le parole della ministra (in Spagna Zapatero ha fatto una riforma con la quale si potranno coniugare al femminile tutti i mestieri, compresi avvocato, ministro, ecc...) norvegese alle finanze del socialist left party:

"I am extremely pleased that we managed to get this last stage passed. Now we have to tackle the prejudice which still exists in society,".

La bisogna finire con la "favola di Adamo ed Eva", con la mela proibita (la ricerca scientifica e il progresso civile proibiti) e la perdita dell'Eden (dell'amore? da parte di un essere sovrannaturale? quindi con il sottinteso "senza chiesa, senza dio, niente morale, niente bene") ed il trovare vizi in tutto (sta cavolo di droga sempre ai mafiosi) per andare all'inferno.

Cavour, Garibaldi e Mazzini avevano ragione, Mussolini (ed i patti lateranensi) ovviamente torto.

Bisogna ristabilire una morale laica, humiana, che implichi libertà (autonomia di coscienza da gruppi o istituzioni religiose fondate sulla paura della morte) e quindi responsabilità, e questo non si può fare con il Pd (formato per lo più da post comunisti cristiani o da Fassini gesuiti).

Ci vorrebbe una grande alleanza tra forse laiche, repubblicane, socialiste, che in Italia non c'è. Anche la post-comunista sinistra "arcobaleno" è cauta sull'abolizione del concordato.

Per sconfiggere il razzismo bisogna sconfiggere le religioni, soprattutto quelle monoteiste.

D'altronde, secondo Popper essere atei è una posizione scientifica poichè falsificabile, quindi più controllabile. :D
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Post by Shelby on Sat 21 Jun 2008, 16:24

Ninus wrote:
le operaie hanno condizioni lavorative e salariali molto migliori della media nazionale e assistenza sanitaria garantita e sono importate da altraQualità, una delle più importanti centrali di commercio equo italiane; a stampare gli artigiani di Arte’ Grafica di Asti [www.promotus.it]: del prezzo finale (12 euro, compresa la spedizione) una certa percentuale va al progetto della “sartoria rom”, avviato nel campo rom di Quintiliani, periferia romana. A Carta vanno meno di due euro, giusto la fatica che ci mettiamo.

si, ci mettiamo il cuore in pace con la "media nazionale" eheh, intanto vanno in bangladesh e non li pagano al minimo sindacale dei paesi avanzati in cui le comprano...

non solo questo che già di per sé è commentabile, inoltre c'è un frase che mi ha lasciata senza parole (non sono stata io a notarla, in effetti, è stato Claudio) e che mi spinge a ripensare alla condivisibilità di questa iniziativa (non metto in dubbio che negli intenti sia anche positiva, ma, forse per attirare il grande pubblico sfocia in qualcosa di banale) e che riporto:
Vi offriamo / proponiamo la possibilità di autodenunciarvi in ogni momento della vostra vita, passeggiandoe andando in tram, al ristorante o in un negozio: la magliettadi Carta che dichiara il vostro stato di clandestino[agli occhi di Berlusconi, Veltroni, ecc.].
Sarà un’estate caldissima, affrontatela con la coscienza più leggera.

Ninus wrote:Bisogna ristabilire una morale laica, humiana, che implichi libertà (autonomia di coscienza da gruppi o istituzioni religiose fondate sulla paura della morte) e quindi responsabilità, e questo non si può fare con il Pd (formato per lo più da post comunisti cristiani o da Fassini gesuiti).

Ci vorrebbe una grande alleanza tra forse laiche, repubblicane, socialiste, che in Italia non c'è. Anche la post-comunista sinistra "arcobaleno" è cauta sull'abolizione del concordato.

Per sconfiggere il razzismo bisogna sconfiggere le religioni, soprattutto quelle monoteiste.

D'altronde, secondo Popper essere atei è una posizione scientifica poichè falsificabile, quindi più controllabile. :D

Amen Razzismo e violazioni dei diritti fondamentali 706892

Dobbiamo lasciarci indietro i pregiudizi derivanti da morali precostituite e finalizzate al mantenimento di un certo potere, qualsiasi esso sia.
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Post by Ninus on Sat 21 Jun 2008, 16:54

Inoltre quando Locke parlava del fatto che il liberalismo fosse nato laddove la religione era più mite si riferiva al protestantesimo che aveva, in generale, due cose che la differenziavano dal cattolicesimo:

- eliminare l'intermediazione del clero nella nella lettura delle scritture che vennero tradotte...quindi più individualismo e meno pecoroneria

- la dottrina della "giustificazione per sola fede", cioè il ritenere che la salvezza sia un dono gratuito di Dio, al quale l'uomo risponde con un atto di fede, piuttosto che un premio per le buone opere umane (Sola Fide)

(prese da wikipedia)

ed escluse la chiesa cattolica da questo discorso, che invece impone appunto una salvezza da conquistare con comportamenti, i quali, ovviamente, sono dettati dalla stessa chiesa...

per questo nei paesi protestanti quasi tutti sono battezzati ma nessuno pratica...

cmq lasciando stare le differenze, enormi, la cosa più importante è l'autodeterminazione (sulla coscienza e sul corpo), il relativismo ed il falsificazionismo (sulla metafisica e sui perchè nessuno sa nulla quindi nessuno deve permettersi di dire cosa fare e non fare) e responsabilità (collegata alla libertà di coscienza e corpo e quindi al non ledere libertà di coscienza e corpo altrui).

L'Italia è indietro anni luce, grazie soprattutto al ventennio che ruppe la divisione netta tra stato e chiese.
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Post by Ninus on Sat 21 Jun 2008, 17:22

Cavolo cmq sono rimasto sbalordito.

Praticamente questi evangelisti pentecostali hanno i seguenti benefici:

Battesimo nello Spirito Santo: Esso è un conferimento di potenza che viene dato al credente, il quale possiede già lo Spirito Santo dal momento in cui è stato salvato. Tale evento viene manifestato dai segni che lo accompagnano, primo fra tutti il parlare in altre lingue, sia di origine conosciuta che sconosciuta. Tale fenomeno viene chiamato glossolalìa, ed è il segno per eccellenza che manifesta l’avvenuto Battesimo nello Spirito Santo,[2]

Doni dello Spirito: ossia particolari capacità soprannaturali che lo Spirito Santo conferisce al credente, allo scopo di poter essere usato maggiormente da Dio per la Sua causa

Mandato Universale dei Credenti: ogni credente ha ricevuto il mandato dal Gesù Cristo di predicare il Vangelo a ogni uomo, e di ricercare la propria santificazione e consacrazione a Dio in ogni giorno della propria vita, mediante la preghiera, il digiuno, la lettura e meditazione della Bibbia e la costante e continua ricerca della comunione personale intima con Dio

Rapimento della Chiesa: il ritorno di Gesù Cristo alla fine dei tempi, per rapire in cielo e portare con Se tutti i credenti in Lui che in quel momento saranno in vita sulla terra, oltre che a tutti i credenti in Lui che saranno già morti, i quali saranno resuscitati al momento e rapiti in cielo[3]
la seconda venuta di Cristo.

praticamente hanno poteri sovrannaturali...ed alcuni gruppi rifiutano le trasfusioni (e sono per lo più presenti al sud)

aiutoooo, ho pauraaaa di questa gente
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