Lavoro. Orario settimanale, contratti e stipendi.

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Post by Ninus on Thu 19 Jun 2008, 10:54

In questi giorni, possiamo apprendere dalle pagine di molti quotidiani, tra cui quelle de IlSole24Ore che il Consiglio dei Ministri dell'Unione Europea ha approvato una direttiva che ne modifica un'altra del '93 sull'orario massimo settimanale di lavoro.

Favorevoli tutti i grandi Paesi, Italia inclusa, mentre si sono astenuti cinque Stati, insoddisfatti dalle maglie troppo larghe lasciate dai due testi – Spagna, Belgio, Grecia, Ungheria, Grecia e Cipro – e hanno detto di confidare in modifiche da parte dell'Europarlamento, che dovrà ora discutere le proposte in seconda lettura, e dove la sinistra promette battaglia.

I due testi di compromesso delimitano le deroghe che possono essere praticate sulla settimana standard di 48 ore, con possibilità di portarla a 60-65 ore, e le tutele per il lavoratore di un'agenzia interinale rispetto all'occupato permanente. Sull'orario di lavoro la nuova legislazione rivede la direttiva del '93 (N. 93/104) che già fissava un limite settimanale di 48 ore. Però alcuni Stati, e in particolare la Gran Bretagna, avevano ampie possibilità di deroghe (opt out), e varie aziende inglesi facevano firmare sistematicamente ai nuovi assunti una liberatora dagli obblighi della direttiva. Questa possibilità rimane, ma il lavoratore non potrà firmare più l'opt out nel primo mese di impiego, né potrà essere discriminato se si rifiuta di farlo. Un tetto di 60 ore settimanali di lavoro rimarrà comunque anche per chi si sottrae al tetto standard, a meno che accordi tra le parti sociali non prevedano altri limiti. Si potrà arrivare anche a 65 ore settimanali, quando si includa il tempo di reperibilità passivo nell'orario di lavoro. La nuova proposta di direttiva prevede che si distingua tra tempo di reperibilità attivo e inattivo e che solo il primo sia incluso nell'orario di lavoro (restringendo così il campo rispetto alle passate sentenze della Corte Ue).

Questa direttiva dovrà passare al vaglio del Parlamento Europeo dove i partiti di centrosinistra sono in minoranza (e ci resteranno grazie al Pd).

Intanto in Italia è di nuovo salito il governo Berlusconi, si proprio lui, quello che renderà tutti più ricchi. Intanto Sacconi, ministro del Lavoro e della Sanità, inizia con i suoi provvedimenti.

Da Il Manifesto si legge

il ritorno del job on call (ovvero quello che trasforma il lavoratore in manodopera «squillo» a disposizione dell'impresa, chiamato o no a seconda della bisogna); e l'abolizione della legge sulle dimissioni in bianco, una delle meno conosciute ma delle più civili del passatogoverno: quella che obbligava a utilizzare lettere di dimissione con uno speciale codice alfanumerico a progressione cronologica, in modo da impedire che un imprenditore facesse firmare la comunicazione (più spesso alle lavoratrici) insieme al contratto di assunzione. Il ministro del Lavoro Sacconi vuole tornare al sistema precedente, ridando carta bianca alle imprese. Deroghe si annunciano anche per i contratti a termine, la cui proroga era stata limitata dal ministro Damiano, e Sacconi prevede anche l'abolizione totale del divieto di cumulo lavoro-pensione. Ma non basta, perché i problemi li vivranno tutti i cittadini, grazie al fatto che la finanziaria taglia molte voci di bilancio destinate alla sanità e al trasporto pubblico locale, proprio quei servizi destinati alle fasce più deboli. E non è ancora tutto: verranno favoriti anche gli evasori fiscali, dato che il governo ha intenzione di smantellare la riforma di Visco sulla tracciabilità dei pagamenti.

Tra l'altro, insieme alla manovra, verrà presentato oggi anche il piano del ministro Brunetta orrendamente battezzato come «anti-fannulloni», che riduce tutta l'idea del servizio pubblico al problema del «nullafacentismo» e annuncia licenziamenti a raffica per chi non accettera mobilità, trasferimenti di funzioni e altre sanzioni. Non a caso, si prevede anche di privatizzare i servizi pubblici locali, permettendo grossi ingressi di capitali privati nelle cosiddette utility, secondo il principio di concorrenza.

Enti locali: via 17 miliardi in tre anni.

Robin Tax, porte aperte agli evasori. La cosiddetta «Robin Tax» sulle compagnie petrolifere dovrebbe essere un sistema di tassazione «una tantum» (valido solo quest'anno) che darebbe circa 800 milioni di euro

Ecco cos'è la destra.

Orario di lavoro settimanale a 65 ore (aumenta la disoccupazione poichè si potranno allungare gli orari invece di impiegare nuovo personale). Ciò significa che si potrà lavorare, per chi lavora 6 gg a settimana, fino a 11 ore al giorno, 11 ore (contro le attuali 8, mentre in Francia avevano, perchè Sarkozy di fatto le ha abolite, le 35 ore settimanali, cioè circa 6 ore al giorno, quasi la metà delle 11).

Reintroduzione di Job on Call (un contratto col quale te ne stai a casa e lavori quando il datore ti dice "vieni a lavorare" e se rifiuti una volta perchè magari fa un altro lavoretto, sei licenziato), niente più limite di 3 anni ai contratti a termine. Licenziamento per chi non accetta mobilità (es. "qui non ci servi più ti spediamo all'ufficio di Catania) mentre prima vi era un limite di tempo (60 minuti da casa con mezzo pubblico) e spazio (mi sembra 30 o 50km, non ricordo bene).

Tagli per 17 miliardi in 3 anni ai servizi pubblici degli enti locali (tra cui la sanità, nella quale si prevede che sia reintrodotto il ticket generalizzato) e solo 800 milioni di euro per la cosiddetta "Robin Tax" (e solo per quest'anno). La Robin Tax, così tanto pubblicizzata, è un'imposta che è inserita in un settore a forte concentrazione e quindi di cartello e non intaccherà per nulla i profitti dei petrolieri che potranno mettersi d'accordo sui prezzi e su quanto aumentarli (facile per chi ha studiato la traslazione delle imposte dirette in monopolio ed oligopolio).

Conclusione: buon divertimento. :D
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Post by Shelby on Thu 19 Jun 2008, 14:11

Commento così: ma la gente non conosce la portata di questi provvedimenti o, forse, più semplicemente, non sarà che se ne frega, tanto alla fine ci si adatta a tutto?

L'Italia non è un nazione unita e compatta, non può considerarsi tale, secondo me, e vi spiego perché:
in una società unita e compatta, provvedimenti come questi che incidono direttamente sulla vita delle persone, nello specifico su una un'area così delicata come quella del diritto del lavoro, dovrebbero portare a reazioni forti di sdegno e manifestazione del dissenso.

Come dice Nino, aumentare le ore di lavoro incide sulla possibilità di inserire manodopera nel mercato. Se oggi uno dei problemi più grandi è proprio la difficoltà di trovare lavoro (quindi di avere uno stipendio e crearsi un futuro), come potrebbe mai, questo intervento risolvere tale problematica?

Ragionando in siffatto modo per ogni proposta negativa e/o assurda ci si potrebbe facilmente rendere conto di ciò che accade e, dopo aver preso coscienza, reagire. Tutto questo SE fossimo una società compatta, che fà leva sulla forza della comunità per reagire, se le reazioni non ci sono mai, non è che forse gli italiani sono disposti ad accetatre tutto?

Stesso ragionamento per il Job on call o per le altre previsioni.
Sono sempre più convinta che le cose si metteranno sempre peggio ç_ç Lavoro. Orario settimanale, contratti e stipendi. 381596
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