L'ultimo insulto a Napolitano

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Post by Ninus on Sat 26 Jul 2008, 12:14

Leggo oggi su Repubblica un commento di Massimo Giannini sull'ultima uscita (come al solito da esibizionista) del Grillo parlante.

Infine, in un crescendo di qualunquismo e di pressappochismo, è Beppe Grillo a tornare sul «luogo del delitto». E stavolta non con la critica politica, ma con l'insulto personale.

«Napolitano è in salute?», si chiede il nuovo Torquemada della mediocrazia italiana sul suo blog. Si fa la domanda, e si dà la risposta. «La salute può essere l'unica giustificazione del suo comportamento. Vorrei essere rassicurato se è in grado di esercitare ancora il suo incarico e per quanto tempo. Se possibile disporre della sua cartella sanitaria...». Sono parole che si commentano da sole. E non meriterebbero neanche una replica.

Ovviamente concordo con la definizione "Torquemada della mediocrazia" (oltre che della mediocrità, aggiungerei).

Ma una replica s'impone, perché queste parole riflettono una malattia diffusa, che è nata in una certa destra ma ormai sembrano attecchita anche in una certa sinistra: l'uso congiunturale della Costituzione e l'abuso conflittuale delle istituzioni.

Nel caso di specie (il lodo Alfano) Napolitano ha fatto il suo dovere. Ha firmato una legge varata dal Parlamento. Poteva respingerla, se vi fossero emerse antinomie palesi e profili di manifesta incostituzionalità (combinato disposto degli articoli 74 e 87 della Carta fondamentale). Ma nella legge sull'immunità queste «falle» pregiudiziali non compaiono.

Vogliamo rassicurare Grillo e i grillisti: il presidente della Repubblica non solo è in ottima salute sul piano fisico e mentale, ma è anche in perfetta forma sul piano politico e istituzionale.

E dovrebbero sapere che il sindacato definitivo sulla costituzionalità delle leggi non spetta al Quirinale, ma compete invece alla Consulta. Non capire tutto questo, e continuare a sparare a casaccio sul Quartier Generale, per certa sinistra barricadera è un errore uguale e contrario a quello che sta compiendo la destra egemone. È un altro modo per snaturare la dialettica democratica, e per alterare il fisiologico bilanciamento dei poteri.

A chi giova?

La critica al Colle non configura di per sé un reato di «lesa maestà». Ma andrebbe per lo meno ben motivata, e ben argomentata. A chi giova, invece, l'ingiuria gratuita? A chi conviene trascinare anche Napolitano dentro la palude indistinta del senso comune dominante, dove tutto è sempre e solo «casta», dove si annacquano i distinguo e si accorciano le distanze, dove tutti sono uguali e ugualmente meritevoli di sberleffo satirico, di disprezzo pubblico, di condanna morale?

La vera, subdola insidia del berlusconismo, l'ossimoro della «rivoluzione istituzionale» che incarna, la deriva di «autoritarismo plebiscitario» che rappresenta, meritano risposte diverse, più forti e più alte. E regalare Napolitano al solo Popolo delle Libertà, invece che lasciarlo a rappresentare tutto il popolo italiano, non è solo un clamoroso svarione tattico, ma è anche e soprattutto un rovinoso errore politico.

Niente da aggiungere. Come al solito Giannini scrive dei bei articoli.
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Post by Shelby on Mon 28 Jul 2008, 14:22

Mah io non sono così convinta che fosse impossibile pensare ad una mancanza di manifesta incostituzionalità. Del resto diversi costituzionalisti hanno lanciato un appello, tempo fà, riporto i pezzi che interessano:

... reintrodurre nel nostro ordinamento l'immunità temporanea per reati comuni commessi dal Presidente della Repubblica, dal Presidente del Consiglio dei Ministri e dai Presidenti di Camera e Senato anche prima dell'assunzione della carica, già prevista dall'art. 1 comma 2 della legge n. 140 del 2003, dichiarato illegittimo dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 24 del 2004, premesso che l'art. 1, comma 2 della Costituzione, nell'affermare che "La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione", esclude che il popolo possa, col suo voto, rendere giudiziariamente immuni i titolari di cariche elettive e che questi, per il solo fatto di ricoprire cariche istituzionali, siano esentati dal doveroso rispetto della Carta costituzionale ...

...rilevano, con riferimento al cosiddetto lodo Alfano, che la sospensione temporanea ivi prevista, concernendo genericamente i reati comuni commessi dai titolari delle sopra indicate quattro alte cariche, viola, oltre alla ragionevole durata dei processi e all'obbligatorietà dell'azione penale, anche e soprattutto l'art. 3, comma 1 Cost., secondo il quale tutti i cittadini "sono eguali davanti alla legge".

Fonte: La Repubblica


Da: Voglio scendere:

.. Nella sua sentenza del 2004 la Corte ha ritenuto illegittimo "l'automatismo generalizzato della sospensione", che limita il diritto dell'imputato a difendersi nel processo e il diritto della parte civile. Ha censurato "la stasi del processo per un tempo indefinito, indeterminabile" e reiterabile, perchè in contrasto con la giurisprudenza della Corte, con il principio della durata ragionevole del processo (art. 111 Cost.) e perchè "all'effettività dell'esercizio della giurisdizione non sono indifferenti i tempi del processo". Ha ritenuto violato l'art. 3 Cost. perchè la norma accomunava alcune cariche di stato, pur diverse tra loro per investitura e funzioni, distinguendole "per la prima volta" dagli altri componenti degli uffici da esse presiedute "sotto il profilo della parità riguardo ai principi fondamentali della giurisdizione"

Qua si parlava del Lodo Shifani, ovviamente, però leggendo velocemente non ho trovato notevoli differenze tra gli articoli (il vigente del Lodo Alfano e quelli precedenti del Lodo Schifani).
Sinceramente mi permetto di pensare che il nostro Presidente della Repubblica, il quale vive e conosce la realtà politica italiana e conosce benissimo la, e le, motivazioni per le quali è stata concepita una tale normativa, poteva ravvisare un'incostituzionalità, ancor più perché sarebbe il caso che ad apportare certe modifiche, riguardanti l'intera società, sia una legge costituzionale, approvata da una maggioranza più ampia.

Sinceramente penso che l'Italia, in questo preciso momento, non stia vivendo una fase democratica normale, ordinaria, potremmo dire, anzi credo fermamente si stia volgendo verso uans orta di deriva democratica (e tutti ne conosciamo le motivazioni), in una siffatta situazione, più che mai, l'apporto del Presidente dell Repubblica dovrebbe essere comunque di tutela dell'intera società.
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Post by Shelby on Mon 28 Jul 2008, 14:37

Riporto ancora da Altalex che sicuramente esprime al meglio le mie perplessità:


3. I nodi del “Lodo Alfano”

Come su Macbeth, anche sul Lodo Alfano incombe uno spettro. Quello della Corte Costituzionale.

E’ presumibile attendersi, infatti, che, come gia’ fu per lo Schifani 1, anche la questione della costituzionalita’ dell’attuale Lodo sara’ presto rimessa alla Corte Costituzionale, la quale sara’ quindi chiamata a pronunciarsi in merito a quelli che sono i nodi irrisolti e le palesi contraddizioni che affliggono anche l’attuale Lodo Alfano.

Abbiamo detto come uno dei motivi che indussero la Consulta a dichiarare lo Schifani 1 anticostituzionale, sia stata la violazione del diritto alla difesa.

Ora, a differenza dello Schifani 1, l’attuale Lodo Alfano prevede, al comma 2, la facolta’ per l’imputato di rinunciare in ogni momento alla sospensione.

Il motivo della norma e’ chiaro: quello, cioe’, di evitare una nuova declaratoria di incostituzionalita’ per il mancato rispetto del diritto alla difesa.

In altri termini: poiché ora l’imputato può decidere liberamente se rinunciare o meno allo “scudo” della norma, sara’ egli a decidere del proprio destino e, quindi, se esercitare immediatamente il proprio diritto alla difesa ovvero posticiparlo al momento in cui non rivesta più il presupposto ruolo istituzionale.

Nell’intento del legislatore, dunque, con questa previsione il diritto alla difesa é salvo.

Tuttavia la previsione apre un vulnus più grande di quello che avrebbe dovuto evitare.

Anche la Costituzione prevede infatti alcune garanzie a tutela di particolari cariche dello Stato. Ad esempio l’articolo 90 stabilisce il principio dell’irresponsabilita’ del Presidente della Repubblica per gli atti compiuti nell’esercizio delle sue funzioni (eccettuate le ipotesi di alto tradimento o di attentato alla Costituzione).

In generale, le prerogative costituzionali, tutelano l’istituzione e non il singolo. Ed é per questo che la tutela non é rinunciabile nel sistema costituzionale. La rinuncia, sotto questo profilo, e’ quindi del tutto infondata, incomprensibile e persino illegittima.

E, sempre stando all’esempio afferente il Presidente, egli é tutelato nella misura in cui l’atto compiuto “avvenga nell’esercizio delle funzioni”. E non indiscriminatamante per qualunque atto, anche se compiuto dal singolo prima di rivestire quel determinato ruolo istituzionale.

L’esistenza di prerogative in favore di particolari ruoli istituzionali é fisiologica ed addirittura necessaria nei sistemi democratici.

Proprio per evitare il rischio della persecuzione verso particolari cariche istituzionali ad opera di altri poteri istituzionali (le cui prerogative, infatti, vengono di solito bilanciate prevedendo, ad esempio come fa l’art. 96 della Cost., per il Presidente del Consiglio e per i Ministri, la previa autorizzazione a procedere delle Camere che in tale sede valutano l’esistenza o meno del c.d. “fumus persecutionis”).

Ed il punto è proprio questo. Il Lodo Alfano incide su prerogative che sono regolate da fonti di rango costituzionale (art. 68, 90, 96), di fatto riscrivendone la portata ed il ruolo.

Ne consegue non solo la violazione delle suddette norme, ma anche la violazione dell’art. 138 della Costituzione in quanto la norma non e’ stata adottata con la procedura ivi prevista.

Dalla mancata adozione di una legge costituzionale, discende giocoforza anche la violazione del principio di eguaglianza stabilito dall’articolo 3 della Costituzione. Proprio per i meccanismi adottati, infatti, non si tratta piu’ di una “prerogativa” istituzionale bilanciata, ma di un “privilegio” concesso a determinati soggetti addirittura per fatti antecedenti all’assunzione dei rispettivi ruoli istituzionali e non piu’ legati alla funzione od al ruolo, ma addirittura commessi nella loro vita privata.

La norma della sospensione dei processi in favore di particolari cariche dello Stato, avrebbe dovuto dunque essere introdotta attraverso una legge costituzionale, nell’alveo di quanto gia’ stabilisce a tale proposito l’art. 68 della Costituzione a proposito dei membri del Parlamento, quale appropriata sedes materiae.

Grande e’ l’incognita che pende sul Lodo Alfano.

Se, come crediamo, la Corte fulminerà la norma, la responsabilità politica degli autori e del Governo sarà gigantesca e tutta l’operazione finirà col danneggiare pesantemente non solo gli autori, ma anche le Istituzioni che saranno intese come il porto franco di una Casta sempre piu’ lontana dagli interessi e dalla vita di coloro che dovrebbe rappresentare.

Insomma qua non si sta scherzando o parlando di bazzecole, siamo in una situazione pericolosa e complessa, perché, comunque, al di là di Berlusconi, Schifani e company, questa legge è e sarà validà anceh in futuro, finché non cverrà abrograta. Il che comporterà conseguenze, come per ogni provvedimento assunto dal governo.
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Post by Ninus on Mon 28 Jul 2008, 22:08

Si, avevo letto l'appello, c'era anche Antonio Ruggeri.

Però non so se Napolitano avesse potuto trovare manifesta incostituzionalità.

Certo l'art. 1 del lodo è uguale (c'è stata una differenza soltanto letterale, invece di dire "non possono essere processati" si dice "i processi sono sospesi" ma il succo è lo stesso) nella sostanza ma non tanto nella forma.

Beh, essendo precisi si potrebbe dire che però, Ciampi, ravvisò l'incostituzionalità palese della legge Gasparri proprio dalla sentenza della Corte che aveva fissato il tetto di frequenze e quote pubblicitarie massime.
Anche Napolitano poteva utilizzare in questo caso la sentenza sul lodo Schifani per rimandare la legge all'esame del Parlamento (inoltre è risaputo che le rotture costituzionali, qualora possibili, non possono farsi di sicuro con legge ordinaria, quindi la palese incostituzionalità, ed addirittura alcuni dicono nemmeno con legge di revisione costituzionale, ma soltanto in sede costituente, anche se quest'ultima parte e controversa).

Il punto dell'articolo non credo fosse proprio quello, ma il fatto che Grillo argomenta malamente ed insulta ancora peggio.

Forse Napolitano, visto il momento delicato (ed anche preoccupato della sua investitura di parte, che ne inficia l'autorevolezza, rispetto all'elezione con maggioranza dei 2/3 di Ciampi che ne faceva un presidente veramente condiviso e forte) ha voluto lasciare alla Corte (che sicuramente sarà chiamata a giudicare sulla questione tramite il giudice a quo nel processo Mills-Berlusconi) questa ingrata "grana".

Fatto sta che non ha avuto il coraggio di prendere una posizione, come fece ben due volte il suo predecessore.
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Post by Shelby on Tue 29 Jul 2008, 12:02

So che il punto dell'articolo era un altro, ma quello che mi preme sottolineare, prendendo spunto da quanto riportato, è che la libertà di espressione comprende anche la libertà di criticare, di pensare che Napolitano sbaglia, di pensare che sta dormendo o che, in qualche modo, favorisce, e non ostacola, un certo tipo azioni di governo e di mentalità. E perchè no, anche di insultare (sarà poi compito della persona insultata, querelare o comprendere il senso dell'insulto, evitando azioni legali), anche se più che di insulto, secondo me, qua si tratta di esagerazione, di scossa, di provocazione, poi trasformata e rigirata in insulto da parte di chi, nell'interesse di un certo tipo di poteri, alla stregua di quasi tutta la maggior parte dei gionalisti, favorisce ed alimenta l'intoccabilità delle istituzioni, che, oggi più che mai, però, necessitano di critica.
Con ciò non è mio intento sostenere che il soggetto firmatario dell'articolo in questione sia parte di tale categoria di persone, ma mi viene il dubbio che forse un po' tutti, ormai incosciamente, stiamo perdendo l'abitudine alla critica più o meno veemente e questo è male perché non accettare le critiche significa pensare, in cuor proprio, di non sbagliare: cosa, francamente, impossibile.

In Italia si diffonde, sempre più, l'intoccabilità, personale e giudica, dei goveranti parlamentari, in primis, ma della gente comune, in generale, così come la presuzione di far bene e di non meritare rimbrotti o giudizi poltici.
Ricordiamo che soprattutto i politici dovrebbero accettare il giudizio politico della società.
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Post by Ninus on Wed 30 Jul 2008, 11:07

Non credo che sia una bella argomentazione attaccare il Presidente della Repubblica sul suo stato di salute (che dire di Scalfaro, allora, che essendo più anziano dovrebbe essere più permissivo di Napolitano ed invece è tutto il contrario?), ma quresto è ammesso perchè Grillo è un comico(?). O è un politico?

Insomma, Grillo deve sciogliere questo dubbio. O fa le liste o fa satira.

Siccome le liste le ha fatte (anche alle ultime amministrative), per me Grillo è un politico e queste argomentazioni fanno di un politico un politico populista e qualunquista.
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Post by Già on Wed 30 Jul 2008, 15:46

Ninus wrote:Non credo che sia una bella argomentazione attaccare il Presidente della Repubblica sul suo stato di salute (che dire di Scalfaro, allora, che essendo più anziano dovrebbe essere più permissivo di Napolitano ed invece è tutto il contrario?), ma quresto è ammesso perchè Grillo è un comico(?). O è un politico?

Insomma, Grillo deve sciogliere questo dubbio. O fa le liste o fa satira.

Siccome le liste le ha fatte (anche alle ultime amministrative), per me Grillo è un politico e queste argomentazioni fanno di un politico un politico populista e qualunquista.

Ma vedi te se mi devo trovare a difendere Beppe Grillo. (oppure il libero pensiero e coscienza politica?!?!?!)
In questo caso NON sono d'accordo con te Nino....
E' mai possibile che oggi quando qualcuno muove delle critiche...anche feroci o scompensate...anche di cattivo gusto o poco eleganti...debba essere "semplicemente" etichettato come "Qualunquista"?
Mettiamo che potrebbe anche esserlo...anzi...lo è...perchè cmq tratta argomenti che spesso inceppano con l'aspetto politico...ma ciò non dovrebbe distrarre da quello che è l'argomentazione principale.
Se ricordi bene a proposito del primo referendum proposto dal Grillo io ero d'accordo con te perchè molte sue richieste erano e rimangono incostutizionali...e il modo in cui le presenta alla piazza sono veramente poco eleganti (vedi la battutaccia sulla salute del Presidente Napolitano...ma rimane una battuta e basta...e non mi sembra così celato o nascosta la provocazione!) e forse non chiaramente intuibili da tutti, ma ritengo ben più gravi e VERAMENTE POCO ELEGANTI certi atteggiamenti e ruoli parlamentari, al limite con il buon senso comune e la democratica vita di un paese.
Per me Beppe Grillo è un comico. Punto e basta! Che poi esprima coscienza politica e si impegni su argomenti sociali e politici questo non cambia la sua professione finchè non si candiderà in prima persona e viene eletto in parlamento... molte persone sono professori di scuola, altri semplici impiegati..poi scendono in piazza e spaccano i culi come e più di Beppe Grillo, non per questo è sufficente etichettarli come "politici", "qualunquisti" senza andare ad affrontare la materia di cui si discute o si vuol discutere...
Se così fosse allora chiudiamo questo forum...perchè siamo tutti qualunquisti...
Avere una coscienza politica e anche un impegno politico, secondo me, è un argomento molto nobile di un uomo e di una donna, di un cittadino....ritengo personalmente ben peggiore non sapere manco chi votare, cosa votare e perchè votare...o peggio ancora vendere il proprio voto.
Infine...definirlo addirittura POPULISTA..solo perchè "muove le masse"...mi sembra eccessivo...altrimenti Berlusconi cos'è? (Hai idea di quanta gente si muove dietro ai suoi comizi e aggiunto che a questi vengono pagati il biglietto del pulman o del treno dal partito o federazione che sia...) Mussolini e Hitler cos'erano?...anche loro sono populisti! ? !
G.

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Post by Ninus on Wed 30 Jul 2008, 16:25

Già wrote:Infine...definirlo addirittura POPULISTA..solo perchè "muove le masse"...mi sembra eccessivo...altrimenti Berlusconi cos'è?

Berlusconi è populista.

Già wrote:Mussolini e Hitler cos'erano...anche loro populisti?

Mussolini lo era, anche se non ha mai avuto grande popolarità prima che facesse la "pagliacciata" su Roma, la Legge Acerbo e l'instaurazione del suo sultanato.
Fatto questo ha vinto due elezioni plebiscitarie, nelle quali la scheda per il Sì era tricolore e quella per il No era bianca, così si poteva distinguere tra il votante da uccidere e quello da sottomettere.

Hitler era populista.

Per populista s'intende colui che vuole sostituirsi alla rappresentanza per creare un rapporto molto diretto e quasi organico con il popolo, che per loro è una cosa omogenea. Una massa indistinta di persone da comandare.
Infatti in lingua inglese si utilizza il termine right-wing populism per indicare partiti di estrema destra.

Per me Beppe Grillo è un comico. Punto e basta! Che poi esprima coscienza politica e si impegni su argomenti sociali e politici questo non cambia la sua professione finchè non si candiderà in prima persona e viene eletto in parlamento...

Grillo ha iniziato una campagna dicendo "tutti i partiti fanno schifo" "la partitocrazia fa schifo".
Dopodichè qualcuno (D'Alema) ha ricordato che "quando vanno via i partiti di solito arrivano i militari".
Infine si "arrende" alla democrazia rappresentativa e forma le sue liste.
Siccome le sue liste si chiamano "Lista Civica Amici Beppe Grillo", Grillo è un politico.

Va bene che ci troviamo nell'epoca dello scarico delle responsabilità (colpa della società, del precedente governo, colpa di questo, colpa di quello), ma se una lista porta il nome di Grillo, mi dispiace, non può essere solo un comico.

Per carità, anche i populisti hanno il diritto a candidarsi (salvo quelli che vogliano sovvertire l'ordine democratico), ma tali restano.

La corruzione si combatte nei tribunali, il voto di scambio si combatte al momento delle elezioni.
Nessuno può abolire la corruzione per legge. Se lo promette è populista.

Bisogna stare attenti a chi promette mari e monti.

Una frase in questi giorni mi ha colpito. E' di un ex senatore dell'Arizona dell'ala liberale del partito repubblicano:

"Un governo così grande da darti tutto ciò che vuoi è così grande da toglierti tutto ciò che hai"
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