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Ero un assassino psicopatico

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Post by ilSignorCarlo on Wed 26 Dec 2007, 12:57

Gli Stati Uniti utilizzano i Marine in due modi: nelle missioni umanitarie e per ammazzare. Io ho passato dodici anni nel Corpo dei Marine degli Stati Uniti e non sono mai partito per missioni umanitarie.

Per reclutare bisogna mentire. L’amministrazione Bush ha costretto i giovani statunitensi ad arruolarsi nell’esercito. Come? Usando lo stesso metodo che ho usato io: offerte economiche. In tre anni ne ho arruolati settantaquattro, nessuno mi ha detto che voleva entrare nell’esercito per difendere il proprio paese, nessuno aveva motivazioni patriottiche. Avevano bisogno di denaro per l’Università o per un’assicurazione medica. Cominciavo elencando tutti i vantaggi e solo alla fine aggiungevo che avrebbero servito la causa della patria. Non ho mai reclutato figli di persone abbienti. Quando si fa il reclutatore e si vuole continuare a lavorare, non bisogna farsi scrupoli.

Ero uno psicopatico perché ho imparato prima a sparare e poi a domandare, come un malato e non come un soldato professionista che deve affrontare solo un altro soldato. Se bisognava ammazzare donne e bambini, noi lo facevamo. Quindi non eravamo più soldati ma mercenari.

Di seguito, l'articolo/intervista per intero:
http://www.voltairenet.org/article153550.html

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Qualcuno si è lamentato della mia vecchia firma e, quindi, l'ho sostituita con questa.
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Post by siv on Wed 26 Dec 2007, 14:28

Oramai l'unica ragione per cui qualcuno possa aspirare ad un mestiere come questo (sempre se si possa definire "mestiere"), eccezion fatta per chi, per l'appunto, abbia una naturale propensione per la violenza (vedasi chi si definisce autonomamente "psicopatico"), è il denaro.

In fondo i mercenari esistono da che esiste la storia.

Una volta, forse, la mia ingenuità mi spingeva a pensare che qualcuno lo facesse per inseguire una qualche forma di ideale. Ma quando sono cresciuta ed ho iniziato a scoprire qualcosina riguardo a questo nostro complicato mondo ho realizzato l'amara verità.
E chi gioca col denaro e con gli adolescenti servendosi delle loro naturali incertezze non può che essere ritenuto un mostro meschino.

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Post by Shelby on Wed 26 Dec 2007, 20:29

Ho sempre avuto paura dei militari, forse perché "fare la guerra" è qualcosa che mi fa pensare al dolore ed all'odio.
Quindi penso agli eserciti come a qualcosa di estremamente cupo, immagino tanta gente che impara, in maniera sempre più tecnica e precisa, a portare distruzione e morte.

Nonostante tutto molti ragazzi non scelgono di intraprendere la carriera militare, ma per loro rappresenta una necessità, a volte, un modo per potersi pagare gli studi. Non è ancora più triste?Fare la guerra per capire cosa sia la guerra e da cosa dipenda.
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Post by Metis on Thu 27 Dec 2007, 15:05

L'idea del mercenario in guerra, ai nostri tempi, è un'idea che vedo più idonea a molti soldati.

Oggi molti sono abituati a godersi la vita e il benessere e l'idea della carriera militare non verrebbe mai a nessuno che possiede quanto detto e quindi questo di già sfronda le categorie di persone che restano disposte a ricoprire questo ruolo.
Tra questi, coloro che non hanno soldi e ne hanno forte bisogno sono, nel mio immaginario, sicuramente quelli più numerosi.

E' logico a questo punto credere che la % maggiore di un esercito sia costituito da questi soggetti ed essendo questi probabilmente quelli meno preparati, costituiscono la carne da macello e/o quella "idonea" alle cose peggiori.
Diventa consequenziale che poi un ragazzo impreparato che andrà a fare determinate cose (sopratutto visto che toccherà con mano le situazioni peggiori) sarà del tutto esposto o a crisi depressive/distruttive oppure alla possibilità di diventare un fanatico/psicopatico che uccide forse non solo per sopravvivenza personale.

Ovviamente, come tutti sappiamo, la colpa non è mai nella conseguenza.

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Post by Shelby on Wed 12 Mar 2008, 21:26

Oggi leggendo un po' in giro ho trovato questa bella lettera ed ho pensato di condividere: mi ha fatto ancora ripensare all'insensatezza di uccidere e della violenza.

Fonte: Peace Reporter

Stati Uniti - 11.3.2008
La madre del soldato
La lettera di un'americana a tre donne irachene le cui vite si sono tragicamente incrociate con quella del figlio Marine, che ora vive nel rimorso



Il vapore caldo della mia tazza di caffè è svanito ormai da tempo mentre mi affanno a scrivere questa lettera a voi tre. Voi non mi conoscete, e una di voi non avrà mai l'opportunità di leggere questa lettera, ma ciascuna di voi ha lasciato il suo segno nella mia anima. Nonostante non conosca i vostri nomi, capirete a chi mi rivolgo e vi parlerò da donna a donna, da madre a madre e da madre a figlia.

Prima che inizi vorrei dirvi, nel caso non lo sappiate già, che l'esercito degli Stati Uniti può insegnare ad un uomo come uccidere ma non può insegnare a quello stesso uomo come affrontarne le conseguenze dopo averlo fatto. Per questa ragione, tra le molte altre, mio figlio John, un Marine, che ha toccato le vostre vite in Iraq (e di conseguenza anche io attraverso di lui), è sotto terapia insieme ad altri veterani di questa e di altre guerre precedenti. Sono in tutto dieci combattenti feriti, cinque in Iraq e cinque nel precedente fiasco americano chiamato Vietnam.

John ha legato molto con uno di questi veterani del Vietnam più vecchi, “Vecchio Uomo” lo chiama. Come mio figlio, anche quel “Vecchio Uomo” è entrato da poco nel programma. La ragione per cui vi racconto di lui è perché gli ci sono volute migliaia di bottiglie d'alcool, dozzine di lavori diversi, sette matrimoni e quarant'anni per riconoscere di non essersi mai ripreso dalle sue esperienze di guerra. Non si sono mai ripresi veramente, voglio che lo sappiate.

Così mi rivolgo a voi tre, donne irachene, perché, sebbene non lo avessimo capito da subito, le nostre strade si sono tragicamente incrociate, ed ora siamo legate. Questo legame mi ha fornito alcuni dettagli sulle vostre vite che sento di dover condividere, ammesso che anche solo un po' di luce possa illuminare luoghi oscuri.

C'è stato uno scontro a fuoco a Baghdad, una battaglia a 360 gradi nella quale i Marines erano bersagliati da tutte le direzioni e da sopra le loro teste. Tu eri lì, non come partecipante attiva allo scontro, ma come civile, tu sei il mio primo legame, sebbene l'ultima di cui sia venuta a conoscenza, perché mio figlio non è stato capace di parlarmi di te se non di recente.

Alcune donne irachene piangono i loro familiari mortiL'addestramento fa si che un Marine risponda al fuoco verso qualsiasi cosa si muova, veicoli, cani randagi, la vaga forma di una camicia. Il Marine che ha sparato a tuo marito e ai tuoi due bambini era a circa 90 metri di distanza, ha respinto la sua arma in preda all'orrore dopo la raffica di colpi ed ha visto la tua famiglia morire.

Non te ne sei accorta lì sul momento, ma ti ha vista correre allo scoperto verso la tua famiglia. Ti ha vista avvolta nel tuo scialle azzurro mentre passavi da un corpo all'altro. Ha cercato di distogliere i suoi occhi da te mentre raccoglievi tuo figlio morto e poi l'altro e nel tuo dolore piangevi. Ha cercato di guardare altrove, ma quel colore celeste era sempre nel suo campo visivo, e lo attirava, lo richiamava. Potrebbero essere stati cinque, sette o anche dieci minuti quando, in quel che John descrive come la cosa più agghiacciante che abbia mai visto, quel giovane Marine non riuscì più a sopportare i tuoi lamenti e ti ha ucciso. Ecco vedi, noi siamo legate perché mio figlio ti ha vista morire.

Ti importa qualcosa dell'uomo che ha ucciso te e la tua famiglia? Forse no, ma lui è nato in quello che noi chiamiamo il Profondo Sud. 6 piedi e 5 pollici (1.98m – n.d.t.) di salute e solidi muscoli, sembrava il perfetto Marine. Nonostante sia tornato dall'Iraq tutto intero, le cose non gli sono andate molto bene da quel giorno a Baghdad. Dopo mesi dal ritorno in patria, ha collezionato molteplici accuse di aggressione a causa dell'alcool ed è caduto in tutti i tipici comportamenti autodistruttivi dei combattenti veterani.

Alla fine, in quello che John chiama Karma, si è gettato da una scogliera sul mare ed è stato in coma per mesi. Se non il Karma, forse una penitenza auto imposta, ma solo ora sta imparando di nuovo a parlare.

Alla madre di Fallujah, la quale ha perso anche lei la sua famiglia. Non molto tempo fa ho incontrato un soldato scelto che, durante l'assedio alla vostra città, decise che lui e i suoi uomini sarebbero dovuti entrare in casa tua in cerca di combattenti (nemici – n.d.t.). Lui ha preparato e piazzato dell'esplosivo con un timer per aprire un varco su un lato dell'edificio. Ha raccolto tutte le informazioni in suo possesso, ha fatto un quadro della situazione e alla fine ha dato ordine di far esplodere l'ordigno, i suoi uomini si sono lanciati nella breccia appena aperta e infine lui dietro di loro.

Ti ricorderai di lui perché quando è entrato, trovando tuo marito e i tuoi bambini morti a causa dell'esplosione, tu stavi lì in piedi urlando “lemad'a, lemad'a” (perché, perché?). Ti ricorderai di lui perché, quando ha visto cosa aveva fatto, le sue ginocchia hanno ceduto e il sangue del suo volto ventiduenne si è prosciugato. Ti ricorderai di lui perché è caduto all'indietro contro il muro afferrandosi il petto e cominciando ad ansimare.

Hai visto la sua reazione. Lo hai visto farsi carico della mostruosità dell'ordine che lui stesso aveva dato e quando alla fine i suoi occhi hanno incontrato i tuoi, hai posato la tua mano sulla sua guancia e hai detto, “masha, Allah” (volontà di Dio). Dovresti sapere che la tua compassione, la tua comprensione ed il tuo perdono quel giorno lo hanno distrutto.

Ti prego sappi che lui darebbe la sua vita per annullare ciò che ha fatto. Ti prego sappi che lui lavora duro per porre fine all'occupazione del tuo paese. Ti prego sappi che ti ho pensato ogni giorno dal momento in cui lui mi ha raccontato la tua storia.

Ora a te giovane ragazza di Ramadi, non dovresti avere più di sei anni in questo momento. Per fortuna non ricordi quel giorno di Ottobre del 2004 quando i tuoi genitori morirono. Per fortuna sei lontana dall'Iraq ora. Con te sento il legame più stretto, per te sento la più grande responsabilità e il più profondo tormento. Vedi, tuo padre voleva solo salvarti. Lui voleva solamente strapparti dalle braccia della tua mamma morta, e provandoci ha dato la sua vita, perché ti amava immensamente.

Mio figlio e il suo sergente non hanno capito. Hanno visto il tentativo di tuo padre come una minaccia per i loro compagni e hanno fatto fuoco uccidendolo. Vedi, noi due siamo legate perché mio figlio ha ucciso tuo padre. Ti prego sappi che quando gli uomini del plotone ti hanno trovata, spaventata e in lacrime, molti di loro, tra cui anche John, sono crollati a pezzi. Li hai distrutti. Tu, con quei grandi occhi marroni spaventati e i tuoi riccioli neri, hai messo molti di loro in ginocchio.

Ti hanno fatto una foto quel giorno. Tu sei un esile fagotto di fiori rosa e blu dalle maniche gonfie posta sulla giacca mimetica del sergente, il quale non ti ha messo giù per ore. Ti prego sappi che John conserva ancora la tua foto sebbene la guardi di rado perché gli fa così male ricordare.

Cosa posso dirti? Che mi dispiace vien da sé, non è necessario che lo dica. E' di qualche aiuto sapere che mio figlio soffre a causa di quel giorno? Conta qualcosa ai fini della tua vita il fatto che porterà con se la tua foto per sempre? Probabilmente no, non vedo come possa, ma ti dirò comunque che ti voglio bene.

Da donna americana a voi tre donne irachene, sicuramente non potete accogliere di buon grado questo legame, ma ciò nonostante io lo sento. Aver strappato a ciascuna di voi le vostre famiglie mi ha fatto perdere mio figlio, tanto che lui non potrà mai tornare ad essere lo stesso. Per questo noi saremo profondamente legate per sempre. A ciascuna di voi, “Assalamu alaikum” (la pace sia su di voi).

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Post by Ninus on Thu 13 Mar 2008, 14:48

Questa lettera è struggente.
E' un aspetto di cui non si parla spesso quello degli effetti della guerra su chi l'ha vissuta da soldato o da civile (entrambi combattenti apparentemente per ragioni diverse ma non sempre così).
Un punto fermo comunque lo vorrei mettere. Va bene il fatto che l'aspetto economico è importante per indurre/reclutare persone per il "fronte". Però solo questo non basta. Ci sono persone che per altri motivi sono portate a fare il militare, e di cosiddette "teste calde" ce ne sono tantissime. L'ignoranza, la voglia di prevalere, rabbia e frustrazione. Insomma non tutto dipende dal "reddito". Inoltre chi ha un reddito elevato può scaricare le proprie frustrazioni in altro modo, ad esempio licenziando l'impiegato/a che non fanno tutto ciò che gli si chiede di fare in modalità schiavetto/a. Solo per questo non hanno bisogno di andare in guerra per sfogarsi. Ma la rabbia sta a monte e sono arrabbiati sia persone con redditi alti sia persone con redditi bassi. I primi hanno altri strumenti con cui sfogarsi.

E anche il solo rimorso non basta per riparare. Il rimorso può far "piacere" perchè si condivide un lutto, un rimorso contro delle azioni violentissime, ma fa si che si guardi alla guerra come una fatalità o ad un evento naturale e che qualcuno sia stato costretto a farela perchè senza reddito.
Questo è fatalismo, determinismo storico. Il sistema porta alle guerre, il sistema è ingiusto. Verissimo, ma nemmeno questo basta.

Dal punto di vista politico se non si vuol finire nello scetticismo riporto un passo di Kant

"Per tutto ciò, quello che la buona volontà avrebbe dovuto fare e non fa, lo farà alla fine l'impotenza: cioè l'organizzazione interna di ogni Stato provvederà a che non il capo dello Stato, al quale la guerra nulla costa (poichè egli la fa a spese di un altro, cioè del popolo), bensì il popolo, che ne fa le spese, abbia il voto di decidere se la guerre deve o non deve farsi (cosa che necessariamente presuppone la realizzazione di quell'idea del patto originario). Infatti il popolo, per semplice desiderio di ingrandimento o per presunte offese semplicemente verbali, non vorrà certo esporsi al pericolo di mali personali."

Ciò naturalmente non avviene per benevolenza. "Ed è proprio l'antagonismo delle tendenze, da cui sorge il male, quello che procura alla ragione l'occasione di un libero gioco, atto a sottometterle nel loro insieme e a far trionfare, in luogo del male che distrugge se stesso, quel bene che, una volta prodotto si conserva da sè nel futuro."

Direte: beh ma gli Stati (per Kant, i capitalisti per Marx, i poteri forti e le multinazionali per i no global di oggi) non accetteranno mai tali limiti. Kant pensa invece che una garanzia ci sia e sarebbe la natura (intesa non come Provvidenza "termine col quale l'uomo tenta voli temerari, simili al volo di Icaro, per penetrare il mistero dei suoi più imperscrutabili disegni") termine più conveniente per i limiti della ragione umana e più modesta della Provvidenza.

"L'idea di diritto internazionale presuppone la separazione degli Stati vicini e indipendenti tra loro; e per quanto un tale stato sia già di per sè uno stato di guerra (salvo che la loro unione in federazione non prevenga lo scoppio delle ostilità), tuttavia esso val sempre meglio, secondo l'idea della ragione, che la fusione di tutti questi Stati per opera di una potenza che si sovrapponga alle altre e si trasformi in monarchia universale, poichè le leggi, a misura che la mole del governo aumenta, perdono di forza, e un dispotismo senz'anima, dopo aver sradicato i germi del bene, degenera da ultimo nell'anarchia. Tuttavia proprio questa è l'aspirazione di ogni Stato (o del suo sovrano), cioè di porsi nella condizione di pace durevole dominando, se è possibile, l'intero mondo. Ma la natura vuole altrimenti. Essa si vale di due mezzi per impedire la mescolanza dei popoli e per tenerli distinti: la diversità delle lingue e la diversità delle religioni*, la quale se porta all'odio reciproco ed è pretesto di guerra, pure, col progredire della cultura e col graduale ravvicinamento degli uomini in tema di principi, conduce all'accordo di una pace che non è prodotta e garantita, come la pace di ogni dispotismo (vera tomba della libertà), dell'indebolimento di tutte le energie, ma dal loro equilibrio nei contrasti della più viva emulazione.

Insomma meglio la guerra della pace dispotica (nei giorni nostri pax americana) e quindi rispetto per la resistenza del popolo iracheno e di quello afgano.
Il rimorso e senso di colpa del soldato statunitense può insomma aiutarci nel pensare che potremmo evitare certi dolori (evitabili) per interessi dei capi di stato ponendo dei limiti all'agire dei governi come quelli su elencati. Inoltre riflettere sul fatto che la violenza e la guerra non sono sempre ed assolutamente dannose e sono meglio della pace dispotica, ed anzi sono degli strumenti che la natura (oggettiva e conoscibile secondo Kant) o la mano invisibile (cioè frutto di accordi taciti inintenzionali che le persone fanno venendo a contatto che mirando al proprio interesse conduce a realizzare l'interesse di entrambi per la loro evidente utilità, secondo Hume, che è soggettivista etico) ci danno per raggiungere convenzioni, regole, eque.




______________
"*Diversità delle religioni: singolare espressione" Come se si parlasse di morali diverse! Possono ben darsi diverse forme storiche di fede, non della religione, ma nella storia dei mezzi adoperati per promuoverla, nel campo della dottrina, e possono anche darsi diversi libri di religione (lo Zendavesta, i Veda, il Corano ecc.); ma vi è sempre una unica religione valevole per tutti gli uomini e per tutti i tempi. Le diverse fedi non sono altro che il veicolo della religionem e questo è contingente e può essere diverso secondo i tempi e i luoghi." (Nota riportata per togliere dubbi e fraintendimenti)
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Post by Già on Thu 13 Mar 2008, 16:32

Ogni volta che muore un soldato ITALIANO in GUERRA (perchè di guerra si tratta!) tutti a piagnucolare e a regalare medaglie d'oro al merito e al coraggio, pensioni e posti di lavoro alle famiglie vedove...e io invece sto a litigare con mia madre e con i miei amici dicendogli che questa è gente che va in missione per LAVORO...perchè in due o tre mesi di missione del cazzo tra rischio, trasferta ecc..ecc...guadagnano quanto un anno di lavoro e si può costruire o comprare casa (vedi un altro amico mio andato due volte in Kossovo e ora non ha nemmeno la certezza se si è portato o meno qualche radioattività a casa...).
Su questo principio bisognerebbe dare medaglio d'oro a TUTTI gli OPERAI e morti sul lavoro!!!
La pensate come me o volete litigare?
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Post by Ninus on Thu 13 Mar 2008, 17:05

Io voglio litigare :D

Secondo me invece non tutti vanno solo per soldi. Ci sono degli esaltati che vanno a fare il militare portandosi le fotografie di Mussolini. So che a Messina c'era un ufficio di non so che cosa (non mi ricordo il grado di questo qua) che aveva il busto del duce.

Non credo proprio che sia solo questione di soldi, per tutti.

Anche in Norvegia ci sono i militari!!!!
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Post by Già on Thu 13 Mar 2008, 18:06

Ninus wrote:Io voglio litigare :D

Secondo me invece non tutti vanno solo per soldi. Ci sono degli esaltati che vanno a fare il militare portandosi le fotografie di Mussolini. So che a Messina c'era un ufficio di non so che cosa (non mi ricordo il grado di questo qua) che aveva il busto del duce.

Non credo proprio che sia solo questione di soldi, per tutti.

Anche in Norvegia ci sono i militari!!!!

Beh Ninuzzo...il tuo è un altro discorso che può solo AGGIUNGERE (purtroppo in peggio!) e nulla toglie a quanto ho detto io...quindi ..mi dispiace...niente litigata! aghagagagagaga agagag :NuNu:

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Post by Ninus on Thu 13 Mar 2008, 19:12

quindi ..mi dispiace...niente litigata! aghagagagagaga agagag

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Post by Shelby on Fri 14 Mar 2008, 22:09

Insomma o la pace despotica o la guerra, ma se si potesse cercare un'alternativa, voi pensate sia così impossibile?

Possibile davvero che la gente sia spinta solo a pensare dopo aver vissuto certi drammi? Nel mio piccolo piccolo spero che esista ancora una sorta di diritto naturale nel nostro intimo capace di guidare certe scelte, soprattutto quando un soldato statunitense super imbardato ed armato incontra un bambino di 10 anni con un mitra in mano. Almeno lo spero.
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Post by Ninus on Sat 15 Mar 2008, 00:22

Possibile davvero che la gente sia spinta solo a pensare dopo aver vissuto certi drammi?

Beh Paola non credo che Kant intendesse dire questo. Dice che secondo lui la guerra, il disaccordo, sia la base per trovare un accordo. Senza disaccordo niente accordo.

Può far pensare il fatto che oggi si parla con leggerezza di fascismo quando '50 anni fa certe frasi sarebbero sembrate immorali.
Le persone avevano vissuto la guerra sulle loro spalle e meglio capivano cosa significasse fascismo, militari ovunque, la paura dello stato di polizia.
Oggi un ragazzo, ma compresi noi, per quanto educato, probabilmente non avrà la stessa sensibilità che c'era 50 anni fa.
La memoria va coltivata.
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Post by Shelby on Sat 15 Mar 2008, 00:32

Ninus wrote:
Possibile davvero che la gente sia spinta solo a pensare dopo aver vissuto certi drammi?

Beh Paola non credo che Kant intendesse dire questo. Dice che secondo lui la guerra, il disaccordo, sia la base per trovare un accordo. Senza disaccordo niente accordo.

Non ho detto che Kant diceva ciò che ho riportato, quella è una mia riflessione in relazione alla lettera ed alla guerra.
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Post by Shelby on Sun 16 Mar 2008, 15:10

Cosa intendi dire:
Oggi un ragazzo, ma compresi noi, per quanto educato, probabilmente non avrà la stessa sensibilità che c'era 50 anni fa.

nel senso che non avrà comunque provato certe esperienze sulla propria pelle o quella di persone molto vicine a sé e per questo sarà meno sensibile verso le stesse? Questo, dici, non ci permette di comprenderle a fondo?
Io non sono convinta, certamente non possiamo paragonare le due situazioni, perché vivere certe cose è diverso dal sentirle raccontare, ma io credo (e spero) sia possibile aumentare la sensibilità e creare una sorta di punto di partenza imprescindibile dal quale inziare a costruire la propria personale struttura mentale.

Io penso che il compito morale della società sia quello, appunto come dicevi, di alimentare la memoria, di conservarla viva perché è necessario imparare dal passato, non possiamo riazzerare sempre tutto.

Attenzione ricordare è importante, ma lo è ancor di più ricordare correttamente, a mio parere. Oggi cosa ci spinge a ricordare? Non la televisione, molto poco i giornali, i quali spesso ricordano solo certi aspetti della storia.
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Post by Ninus on Sun 16 Mar 2008, 22:06

Si era proprio quello che intendevo dire. Cioè quando mio nonno parla della guerra di quanto era brutta, di come se n'è scappato dal fronte con l'Austria assieme ad altri suoi colleghi facendosi a piedi tutta l'Italia e cercando di nascondersi in quanto disertori (quando il termine più appropriato è obiettori di coscienza) posso cercare di comprendere il dolore, la paura e l'insensatezza di quella situazione.
Però non avrò mai il rifiuto NETTO che ha mio nonno quando sente parlare di guerra come non ho, assieme alla maggior parte dei "giovani d'oggi", idea di cosa possa essere la servitù. Mio nonno invece ricorda bene i proprietari terrieri che passavano sul carretto col sottofondo di "baciamo le mani vostra signoria" e quando vede Berlusconi in tv subito dice "questo vi rovinerà tutti, vuole riportare la servitù, vi manderà tutti in guerra" proseguendo con "il poveretto se ha un pezzo di pane te ne dà un pezzo, il ricco no". Tutto ciò lo dice con una tale naturalezza e convinzione che un giovane d'oggi non avrebbe.
E ha indovinato molte cose, dalle guerre in Iraq ed Afghanistan alla tentata abrogazione dell'art. 18 dello statuto dei lavoratori...

Cioè credo che quando uno passa una situazione del genere le riconosca a naso le balle.

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Post by Shelby on Sun 16 Mar 2008, 22:16

Eh si, il dolore e la guerra sono cose che preferirei evitare, ma che sicuramente ti insegnano la vita e ti segnano.

Però gli anziani sono la memoria e come tali dovrebbero essere il nostro sostrato, quello di cui parlavo prima.
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Post by Shelby on Tue 03 Jun 2008, 18:09

Per riprendere il discorso dei soldati e della guerra, su Peace Reporter ho trovato questo articolo interessante:

La guerra uccide due volte
Record di suicidi nelle forze armate di Usa e Russia

Il 2007 è stato l'annus horribilis per i soldati delle due forze armate più potenti del
mondo. Negli eserciti dei due antagonisti storici della Guerra fredda, Stati Uniti e
Russia, non si sono mai registrati così tanti suicidi. Almeno 115 soldati si sono tolti la vita nelle file dei militari Usa, 13 in più rispetto al 2006, quando si erano uccisi 102 uomini. Molto più elevato il numero tra i soldati dell'Armata Rossa: 341 soldati, "quasi un battaglione", ha riferito il procuratore capo militare, Sergei Fridinski.

Missioni sempre più lunghe. Mentre i militari statunitensi si tolgono la vita in prevalenza per motivi strettamente legati al loro impiego sul campo di battaglia, i russi si suicidano per le pessime condizioni di vita nel servizio di leva, nonnismo incluso. Un terzo dei militari statunitensi è morto in uno dei teatri di guerra in Iraq o Afghanistan, senza tuttavia essere mai stato impegnato al fronte. Il 26 percento del totale dei militari suicidi non ha mai visto la guerra.

Missioni sempre più lunghe. "Numerosi fattori contribuiscono alla situazione attuale - ha spiegato Elspeth Ritchie, consulente psichiatrica dell'Ufficio sanitario generale dell'esercito Usa -. In guerra, le cause vanno attribuite alle missioni multiple, sempre più lunghe (i tempi massimi di impiego sono stati estesi dai 12 ai 15 mesi), alla distanza da casa, all'esposizione a realtà terribili, alla grande disponibilità di armi cariche". Altri fattori di rischio per coloro che non sono - o non sono stati - al fronte, includono problemi relazionali con i commilitoni, problemi di lavoro o difficoltà economiche e legali. L'epidemia silenziosa di suicidi coincide, tra l'altro, con un allarmante aumento dei casi di disturbi psichici legati allo stress post-trauma (Ptds), quella che un tempo veniva chiamata la sindrome del Vietnam: ne soffrono quasi 40 mila militari americani, secondo gli ultimi dati diffusi due giorni fa dal Pentagono.

Abusi di ogni tipo. Nell'esercito russo, ha invece spiegato il procuratore militare Fridinski all'agenzia stampa russa 'Itar-Tass', il numero di suicidi continua ad aumentare: "non possiamo non preoccuparci che i suicidi rappresentano più della metà delle perdite in tempo di pace", ha detto, ricordando che un suicidio su due riguarda un soldato professionista. Le forze armate russe godono di una cattiva reputazione, sia per le difficili condizioni di vita dei militari di leva, sia per il fenomeno del nonnismo cui sono sottoposti. Nell’ottanta per cento delle caserme russe, le giovani reclute vengono sottoposte da superiori e commilitoni a lavori forzati, abusi e vessazioni di ogni genere, ma soprattutto a inaudite sevizie e violenze che spesso portano a invalidità permanenti, mutilazioni e perfino alla morte delle vittime.

Ventimila casi di nonnismo. Il caso del diciannovenne Andrei Sychev – ridotto in fin di vita, con genitali e gambe amputate dopo le sevizie subite nel 2005 – ha creato grande scalpore. Secondo i dati del ministero dell’Interno russo, nel 2006 sono stati 20 mila i casi di nonnismo denunciati; secondo le associazioni non governative questi rappresentano solo la punta dell’iceberg, poiché la maggior parte dei soprusi non viene denunciata dalle vittime per paura di ritorsioni e ulteriori violenze.

Luca Galassi
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Post by Shelby on Tue 03 Jun 2008, 18:19

Il tutto mi lascia non poco turbata e penso alla violenza umana ed a quanto possa diventare atroce, anche se si tratta di commilitoni, magari persone più deboli e per questo maggiormente vulnerabili e facilmente sottomessi. E' assurdo per me accettare una cosa del genere.

La mente umana è davvero molto delicata ed è difficile da comprendere o interpretarne i percorsi. Tempo fà in treno un ragazzo parlava di quanto avrebbe guadagnato partecipando alla missione in Libano, mentre parlava pensavo se avesse una minima idea di quanto dovrà soffrire e di quello che dovrà affrontare una volta lì.
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Post by Ninus on Tue 03 Jun 2008, 20:10

La mente umana è davvero molto delicata ed è difficile da comprendere o interpretarne i percorsi. Tempo fà in treno un ragazzo parlava di quanto avrebbe guadagnato partecipando alla missione in Libano, mentre parlava pensavo se avesse una minima idea di quanto dovrà soffrire e di quello che dovrà affrontare una volta lì.

Ovviamente no, non credo lo sappia. Purtroppo il fantastico mondo della pubblicità pro-governative funziona sempre.

Comunque il tema dei suicidi fra i soldati non è una novità, chi ricorda full metal jacket?

A tal proposito mi sa che acquisterò/leggerò a breve La fabbrica del consenso di Chomsky ed Herman.

Bisogna esser furbi e non farsi infinocchiare.
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