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Nessun giornale o telegiornale ne parla

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Post by Ninus on Fri 14 Mar 2008, 11:51

La disumana non-notizia
Marco Revelli

La parola impronunciabile - quella che dovrebbe far scattare chiunque, con un senso di allarme istintivo - è stata pronunciata, in un'aula di tribunale. E non dagli avvocati: dai Pubblici ministeri. Connessa a fatti specifici. A ben individuati imputati. Documentata. Certificata da testimonianze giurate e giudicate vere da una magistratura di solito avara, quando si tratta di «organi dello Stato».
«La tortura è stata molto vicina a Bolzaneto - ha detto la Pm Petruzziello - In quelle ore si è verificata una grave compromissione dei diritti umani». Nel nostro paese sono state praticate, a livello di massa, su oltre 200 persone, con continuità e ostentazione, sevizie, umiliazioni, crudeltà che rientrano tra gli atti previsti dalla Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura. Non è una notizia, questa?
No, a leggere i grandi quotidiani italiani. L'ho cercata a lungo, quasi incredulo, quella notizia - almeno un titoletto, qualche riga, un corsivo, un piccolo editoriale... - sulle prime pagine del Corriere e di Repubblica, che pure, il giorno prima, in un'anticipazione della requisitoria (a pagina 16!) aveva parlato di «trattamenti inumani e degradanti...., dita spezzate, pugni, calci, manganellate su persone inermi, bruciature con accendini e mozziconi di sigaretta, bastonate sulle piante dei piedi; teste sbattute contro i muri, taglio di capelli, volti spinti nella tazza del water...». E che mercoledì non ne parla più - un compito già svolto, un fatto già archiviato -, mentre il Corriere la confina a pagina 23, come se si trattasse di cronaca nera, e la Stampa a pagina 20 (con almeno un piccolo richiamo in prima). Per i giovani di Bolzaneto, per i loro oltraggi subìti, non si scomodano gli opinion leader, i Panebianco, i Galli della Loggia, e nemmeno gli Scalfari o le Annunziata. De minimis non curat praetor. È più importante il gossip su Ciarrapico (prima pagina di tutti), sulle squillo del governatore di New York (in prima di Repubblica), sulla moglie di Mastella ...
Non è nemmeno un fatto politico?
Ancora una volta no, a porgere l'orecchio al brusio che viene da questa orribile campagna elettorale, tutta all'insegna della virtualità e della simbolizzazione. Evidentemente quei corpi umiliati, quei ragazzi profanati alla loro prima esperienza d'impegno pubblico, non sono simboli sufficientemente maneggiabili, né utili nello spazio degradato della competizione senza principii. Meglio il faccione di Calearo, i fogli bianchi strappati da Berlusconi, le boutades sulla castrazione chimica di Veltroni, la rincorsa ai santini distribuiti da Ruini. Fanno più colore. «Funzionano», «tirano», come si dice adesso.
Qualcuno ha sentito un solo fiato, al centro o da quello che si chiamava fino a ieri il centro-sinistra (lasciamo andare la destra, che quelle torture le ha favorite, le ha prodotte e le ha coperte...), sullo scandalo di Bolzaneto? Sul nostro senso civile finito sotto i tacchi degli anfibi dei medici aguzzini e dei secondini sadici, in una caserma della Repubblica? Quegli stessi che ancora pochi mesi fa guidavano la caccia ai mendicanti e ai lavavetri in nome della legalità, e si stracciavano le vesti di fronte a un migrante privo di permesso di soggiorno, hanno obiettato qualcosa per quegli uomini in divisa che colpivano le ferite aperte, minacciavano di stupro ragazzine minorenni, piegavano a colpi di bastone adolescenti ridotti all'impotenza?
Eventi come questi non sono indolori. Scavano un solco. Tracciano un confine. D'ora in poi sarà sempre più difficile mantenere anche solo un terreno di discorso possibile, e aperto, tra queste due Italie: quella piccola, esile, minoritaria fin che si vuole, che non ci sta a digerire tutto, anche il disumano, e quella disposta ormai a passare su tutto e che tutto accetta come «normale». Sarà sempre più difficile continuare a credere anche solo a una riga delle infinite colonne di piombo, e delle stucchevoli prediche sulla nostra bella democrazia, che ci ammanniscono sui giornali. Sarà sempre più difficile, quasi impossibile, continuare ad affidare anche solo un brandello dei nostri progetti e delle nostre speranze a un qualche settore di questo ceto politico indifferente a tutto tranne che a se stesso. Insomma, sarà sempre più difficile sentirsi parte, anche piccola, di un medesimo paese.
Saremo apolidi, forse. O esuli mentali. Può darsi che sia questo l'estremo approdo del bradisismo che si è innescato in questa tormentata transizione italiana: la fuoriuscita dell'Altra Italia dall'Italia ufficiale. La chiusura definitiva del ciclo apertosi col 1945, e protrattosi per oltre un sessantennio. Non lo so. Ma una cosa è certa: d'ora in poi nessuno si permetta più di farci, dall'alto di un qualche luogo «istituzionale» o da qualche organo di stampa, la predica sul «bene comune», sull'«impegno civile», e della «buona cittadinanza». Perché ogni legittimazione è finita. marco revelli

Dal Manifesto del 13 Marzo 2008. Pagina internet .
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Post by Shelby on Fri 14 Mar 2008, 22:01

Io non so che dire, quando penso alla violenza o alle torture ho i brividi, ho i brividi perché penso che non sia umano, nè accettabile, nè tollerabile che una cosa del genere accada oggi, in un Paese democratico, in un luogo in cui siamo tutti attenti a far valere i nostri diritti.

Sono totalmente d'accordo quando Marco Revelli dice:
Eventi come questi non sono indolori. Scavano un solco. Tracciano un confine. D'ora in poi sarà sempre più difficile mantenere anche solo un terreno di discorso possibile, e aperto, tra queste due Italie: quella piccola, esile, minoritaria fin che si vuole, che non ci sta a digerire tutto, anche il disumano, e quella disposta ormai a passare su tutto e che tutto accetta come «normale». Sarà sempre più difficile continuare a credere anche solo a una riga delle infinite colonne di piombo, e delle stucchevoli prediche sulla nostra bella democrazia, che ci ammanniscono sui giornali. Sarà sempre più difficile, quasi impossibile, continuare ad affidare anche solo un brandello dei nostri progetti e delle nostre speranze a un qualche settore di questo ceto politico indifferente a tutto tranne che a se stesso. Insomma, sarà sempre più difficile sentirsi parte, anche piccola, di un medesimo paese.

Io dico solo: dobbiamo reagire a queste cose, non è lecito rimanere fermi e pensare che certe cose possano accadere semplicemente perché NON POSSONO ACCADERE e non DEVONO.
Lo dico con piena convinzione e con la certezza che nessuno deve calpestare quelli che sono i principi fondamentali e basilari, altrimenti, secondo la mia modestissima opinione, nulla più ha un senso.
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Post by Shelby on Sat 15 Mar 2008, 15:15

Vorrei davvero che si capisse di cosa stiamo parlando, cito da "Così torturavano a Bolzaneto":

Perché non si è trattato solo delle violenze fisiche subite dai 209 ospite del "centro di detenzione temporaneo". Sappiamo delle dita spezzate ad un giovane no-global. Dei pugni, dei calci, delle manganellate su persone inermi. Delle bruciature con accendini e mozziconi di sigaretta, delle bastonate alle piante dei piedi. Delle teste sbattute contro i muri, del taglio dei capelli. Del "comitato di accoglienza" che faceva passare i poveretti per un corridoio di guardie. E giù botte. Ma anche le parole, gli insulti, le umiliazioni sono tortura. E´ tortura costringere un ragazzo a mettersi carponi ed abbaiare come un cane, per poi urlare: "Viva la polizia!".

E´ tortura obbligarne un altro in piedi in infermeria, nudo, e minacciarlo con un manganello: «Però tutto sommato il comunista non è male. Ci ha un bel corpo, ci ha un bel culo. Quasi quasi me lo farei... sì, perché no? Ce lo possiamo anche fare questo comunista... allarga bene le gambe, compagno, perché ti faccio... ». Lo è impedire ad uno di andare in bagno, perché subisca l´umiliazione di urinarsi addosso e resti con i vestiti sporchi. E´ tortura deridere la ragazza che chiede un assorbente, o mostrare ad una madre le fotografie dei propri figli sogghignando: «Questi non li vedrai per un bel po´». Lo è ordinare di gridare "Che Guevara bastardo", oppure "Viva il duce". Il pubblico ministero ha ricordato che le minacce più frequenti erano nei confronti delle donne: «Entro stasera vi scoperemo tutte», «Avrebbero dovuto stuprarvi tutte come in Kossovo». C´è un ragazzo che in infermeria - nudo - viene fatto appoggiare con la faccia al muro, e un agente gli sussurra all´orecchio: «Ora io faccio l´uomo, e tu la donna».

Se poi interessa sapere cosa sta succedendo durante il processo: Supporto legale
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Post by Shelby on Sat 15 Mar 2008, 15:30

Ah per dire che la politica italiana è molto attenta a queste cose:

"Ernesto Cimino, ufficiale della polizia penitenziaria, tra i 44 agenti e medici coinvolti nel processo per le torture nella caserma di Bolzaneto nei giorni del G8 di Genova, è uno dei candidati in corsa alle prossime elezioni amministrative di Falconara Marittima (An)."

Fonti: Global Project
e Glomeda
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Post by Ninus on Sun 16 Mar 2008, 02:05

Quando si vede e si ascolta che apparati dello Stato violano apertamente i diritti che gli stessi apparati dovrebbero difendere (perchè TUTTI, non solo i giudici, devono rispondere alla LEGGE) viene da dire: "E' il colmo! Se non ci si può fidare nemmeno delle istituzioni è finita."
Purtroppo bisogna metterlo in conto. La storia insegna che in tutte le epoche gli eserciti, i servizi segreti, hanno abusato dei propri poteri oltrepassando i limiti che non possono minimamente toccare i diritti inviolabili, essenziali, umani, direi naturali (schierandomi in questo senso contro il giuspositivismo ideologico o il legalismo etico, quindi la legge non è sempre giusta).
La questione è attualissima. Proprio in questi gorni appare questo articolo sul Corriere del politologo Angelo Panebianco, intitolato il compromesso necessario.

Praticamente Panebianco sostiene quanto segue:

Facciamo un'ipotesi, di fantasia ma non proprio del tutto implausibile. Immaginiamo che tra qualche mese venga fuori che l'Apocalisse dei cieli, il grande attentato destinato a oscurare persino gli attacchi dell'undici settembre, con migliaia e migliaia di vittime innocenti, sia stato sventato solo grazie alla confessione, estorta dai servizi segreti anglo-americani tramite tortura, di un jahadista coinvolto nel complotto, magari anche arrestato (sequestrato) illegalmente. Chi se la sentirebbe in Occidente di condannare quei torturatori? La risposta è: un gran numero di persone. In Italia più che altrove.

C'è in primo luogo il lunghissimo periodo di pace che abbiamo alle spalle. Quella fortunata età dell'oro che è stata la lunga pace post '45 ha reso un gran numero di persone, soprattutto quelle nate dopo la Seconda guerra mondiale, incapace persino di mettere a fuoco l'idea di «nemico», il nemico vero, assoluto, quello che ti ucciderà se non riuscirai a neutralizzarlo. Per queste persone, la guerra è un fenomeno letteralmente incomprensibile. Ciò le rende disponibili a credere che la guerra dichiarata all'Occidente dal terrorismo jahadista possa essere affrontata con gli stessi strumenti con cui ci si difende dai ladri di polli o dai rapinatori di banche.

Si può essere più o meno d'accordo. Nonostante ciò si deve ammettere che c'è stata in quel caso una sospensione dei diritti inviolabili.
Siccome la penso come Ross, e cioè che il diritto si fa nei tribunali, se una legge è sospesa praticamente non esiste. La giustificazione di questa "sospensione" è lo stato d'eccezione, una sorta di legittima difesa contro i terroristi, per difendere le istituzioni rappresentative.
La situazione del G8 potrebbe essere ricompresa entro la categoria dello stato d'eccezione? E se si anche una manifestazione (mettiamo caso) di lavoratori contro una legge di un governo vicino a confindustria che "manda" dei falsi manifestanti con spranghe ed altro al fine di "punire" i lavoratori, sospendendo in questo caso il diritto non solo di sciopero, ma di manifestazione, riunione, espressione del pensiero?

I politologi dovrebbero riflettere sugli effetti che potrebbero avere le proprie teorie ipotizzando delle situazioni in cui i persone delle istituzioni abusino di un potere poichè è proprio questo, l'abuso, l'eccesso di potere, che le regole che si vogliono "sospendere" cercano di frenare.

La domanda che vi pongo è: è giusta secondo voi la proposta di Panebianco? Se si, qual è il limite tra lo stato d'eccezione e quello normale?

Secondo me un sistema istituzionale rappresentativo che ha il limite di non torcere un capello alle persone dovrebbe disapplicare tali regole solo in caso di attacco da parte di altro stato estero che ha attaccato per primo e che si è già infiltrato con spie o militari nel territorio della comunità.
Questo sarebbe lo stato d'eccezione secondo me, che è compatibile con l'art. 78 della Cost. che recita "Le Camere deliberano lo stato di guerra e conferiscono al Governo i poteri necessari." letto assieme all'art. 11 Cost. "L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali".
Insomma solo per "legittima difesa" da parte di un attacco esterno di altro stato. Il terrorismo si può battere rispettando i diritti, com'è stato fatto negli anni '70. In fondo è proprio ciò che vuole il terrorismo che non aspetta altro che delegittimare le istituzioni "tiranne".

Forse mi sono dilungato troppo. :afro: lol!
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