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L'Italia vista da .. fuori.

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Post by Metis on Fri 14 Dec 2007, 00:50


Il New York Times ha pubblicato oggi un servizio sull’Italia che sta affondando e sul V-day. Sul suo sito sono presenti un lungo articolo, un video e una raccolta di fotografie dal titolo “A life less dolce” (Una vita meno dolce).
Dall’articolo “In a Funk, Italy sings an Aria of disappointment”:
“Il modello di vita low-tech (a bassa tecnologia) può ammaliare i turisti, ma l’utilizzo di Internet e del commercio elettronico sono tra i più bassi di Europa, così come gli stipendi, gli investimenti dall’estero e la crescita. Le pensioni, il debito pubblico e il costo dell’amministrazione pubblica sono invece tra i più alti.
Gli ultimi dati fanno riferimento una nazione più vecchia e più povera, a tal punto che il suo vescovo più importante ha proposto di incrementare i pacchi cibo per i poveri.
Il 70% degli italiani tra i 20 e i 30 anni vive a casa dei genitori, condannato a una adolescenza sempre più lunga e poco produttiva. Molti dei più brillanti, come i più poveri un secolo fa, lasciano l’Italia.
Ronald Spogli, l’ambasciatore americano che conosce l’Italia da quaranta anni, avverte che l’Italia rischia una diminuzione del suo ruolo internazionale e delle relazioni con Washington. I migliori amici dell’America sono i business partner e l’Italia non è tra i più importanti. La burocrazia e regole poco chiare hanno portato gli investimenti USA in Italia a soli 16,9 miliardi di dollari nel 2004 mentre in Spagna erano 49,3 miliardi.
In Danimarca il 64% delle persone ha fiducia nel Parlamento, in Italia il 36%. Le statistiche indicano che l’11% delle famiglie italiane vive sotto il livello di povertà e che il 15% ha difficoltà ad arrivare a fine mese con il proprio stipendio”.

Così ci vede il mondo. Tutte cose che chi frequenta il blog conosce da tempo, ma è confortante vederle scritte su un giornale di livello internazionale.

fonte: beppegrillo.com

Io non so se preoccuparmi.

Il NYT non è stato mai leggero nelle stroncature, ma voi credete veramente che l'Italia sia vista così tristemente inutile dall'esterno?

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Post by Wick on Fri 14 Dec 2007, 02:18

Metis wrote:Il NYT non è stato mai leggero nelle stroncature, ma voi credete veramente che l'Italia sia vista così tristemente inutile dall'esterno?

Assolutamente sì: basta affacciarsi poco poco fuori i confini del Paese per capire come all'estero sia tutto un altro mondo sotto molti punti di vista.

Inoltre, se ti interessa un punto di vista esterno sulla nostra nazione ti consiglio di dare un'occhiata a Il cuore oscuro dell'Italia, reportage di un giornalista inglese che ha sposato una donna italiana e vissuto a Parma per anni. Il libro è di qualche anno fa, quindi mancano tutti gli avvenimenti più recenti, però è comunque interessante proprio perché permette di vedere come ci guardano dall'estero: il libro parla degli anni di piombo, di calciopoli, della televisione nostrana, della Chiesa, di Berlusconi. Tutti temi comunque attuali, quindi.

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Post by Jocchan on Fri 14 Dec 2007, 02:49

Emigriamo tutti.
Spoiler:
:(
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Post by Metis on Fri 14 Dec 2007, 17:16

E' finito il sogno spaghetti pizza e mandolino :NuNu:

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Post by Shelby on Mon 17 Dec 2007, 14:25

Io penso che si debba affrontare il discorso da diversi punti di vista: a livello economico e politico, è risaputo, noi italiani siamo molto indietro e rasentiamo l'inciviltà per diversi aspetti. Inoltre sono sempre più convinta che il popolo italiano non sia un popolo democratico, che non possieda uno spiccato senso di democrazia e rispetto per lo Stato (e sto parlando della gente comune). Anzi, molto spesso lo Stato è qualcosa che è fuori dalla comunità, quasi rappresentasse un "nemico", più che la nostra forma di aggregazione.
Però, d'altra parte, rifletterei più attentamente sulla letteratura e cultura delle elìte italiane. Non darei per scontato che Paesi quali gli Stati Uniti o la Gran Bretagna possiedano pensatori moderni, professori o comunque esponenti per froza di livello superiore. Sarebbe interessante approfondire questo aspetto.
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Post by siv on Tue 18 Dec 2007, 00:56

Incredibile come l'occhio severo ed esterno di uno spietato giudice possa riuscire a schiaffare in faccia all'ingenuo imputato la propria condizione, sin ad arrivare, se non a spingerlo a redimersi (per non essere troppo idealisti), almeno a fargli conoscere un modo diverso di guardarSi.
L'occhio dell'Altro.

Se devo essere sincera, più che restare stupita per quel che è stato scritto (chi di noi non si riconosce in quel dipinto?), sono rimasta basita per la reazione dell'Italia.
Ad eccezione dei nostri beneamati politici che, pur di cavalcare qualsiasi onda sosterrebbero tutto ed il contrario di tutto, l'Italia tutta intera ha pensato bene di ridipingersi per quel che è stata dipinta.
Come guardare un auto ritratto, criticandone nel contempo aspramente il soggetto.

Sdegno per quest'occhio maligno verso una patria che ha dato tanto al mondo, manfrine a non finire per rammentare più a sè stessi che agli altri le nostre origini e le nostre tradizioni, disgusto anche solo per il confronto con le altre terre, siano esse la stessa America o qualsiasi altro Stato europeo.

Un popolo che rifuta di essere etichettato come debole o inferiore e che poter affermare la propria superiorità necessità di autocelebrazioni o demolizioni del prossimo.
Perchè se si affaccia alla finestra e chiede ad un qualsiasi passante di adocchiare il proprio tendame, sa quale sarà la risposta. Teme la risposta. E probabilmente è meglio non sentirla.
Serrare gli infissi, blindare gli accessi e tornare a rimirarsi allo specchio mentre ci si piange addosso.


L'apatia che ha avvolto l'Italia mi inquieta più di una sommossa popolare.
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Post by Ninus on Sun 30 Dec 2007, 18:30

Non concordo assolutamente con il NYT. Potrei dire, se seguissi i discorsi televisivo-giornalistici passivamente, che sono d'accordo sulla diagnosi (l'Italia in declino) ma non sulla cura (ovviamente neoliberista, del NYT, dove i problemi sono i sindacati, gli scansafatiche, la pubblica amministrazione, e tutte le conquiste sociali che vengono con una grande costanza additate come causa di declino, senza spiegare come mai i cosiddetti Nordic Conutries facciano "eccezione", parola di cui si abusa parecchio).
Dico che oltre a non essere d'accordo sulla cura, non sono d'accordo nemmeno sulla diagnosi. Ciò si può vedere chiaramente andando a consultare il sito dell'Eurostat, l'ufficio statistico dell'Unione Europea.
Si vede in questa pagina che in Italia vi è il tasso di dispersione regionale dei tassi di disoccupazione più alto della media europea, ben 16 punti. Forse si inizia ad intravedere il "problema Italia".
In quest'altra pagina risulta evidente. Dall'Abruzzo in giù praticamente iniziano i problemi di "basso reddito", "alta disoccupazione", e così via.
Sostanzialmente se l'Italia si estendesse dalla Valle d'Aosta al Lazio, sarebbe ai primissimi posti come salario, occupazione e via dicendo, mentre non è così perchè la zavorra del mezzogiorno è una cosa che non esiste nè in Francia nè in Germania (l'ex repubblica democratica tedesca è povera più o meno quanto il mezzogiorno ma ha un peso in popolazione di molto inferiore) nè in Inghilterra.
Inoltre non si può dire che l'Italia ricca (nord e centro) sia in declino poichè la diminuzione del Pil pro capite rispetto alla media UE-27 è una normalità, dovuta alla maggior crescita dei paesi dell'Europa dell'est. Si salvano da questo trend solo le "zone franche" finanziarie, come Francoforte e Londra, o i paradisi fiscali come il Lussemburgo, agevolate dall'apertura dei mercati finanziari internazionali, soprattutto in Europa.
Non vedo quindi dal punto di vista strettamente economico un "declino" dell'Italia, ma dal punto di vista politico, e cioè il fatto che siamo pieni di mafia, problema irrisolvibile quando ci sono partiti che vengono eletti per tutelare questi interessi. Quanti soldi verrebbero tolti alla mafia se si stabilisse il monopolio pubblico sulle droghe leggere e pesanti? Se si facessero più controlli anche bancari (Agrigento, città poverissima ha il più alto numero di sportelli bancari pro-capite italiano...mistero della fede). Che fine farebbe Lussemburgo e la decantata Svizzera se i maggiori stati europei si accordarsero per rifiutare e chiudere le porte ai capitali "lavati", "riciclati" in queste opulente società (paradisi fiscali e segreto bancario)?
Per quanto riguarda la crescita della Spagna, dall'entrata nell'euro ha potuto usufruire di tassi d'interesse troppo bassi rispetto a quelli che alla propria economia sarebbero serviti e quindi vi è stata una grossa bolla immobiliare che in questi anni prima o poi si sgonfierà rallentando il suo "miracolo economico" (il settore edile in Spagna produce il 10% circa del Pil).

Dal punto di vista strettamente politico non intendo prendere lezioni dagli Stati Uniti d'America, visti i loro Ridicoli tassi di partecipazione al voto. Lasciando stare le elezioni presidenziali (che attraggono affluenza di milioni di persone a cui non frega nulla normalmente di politica come fondamentalisti religiosi repubblicani o minoranze etniche che credono agli ormai consueti proclami democratici di "sanità universale e gratuita") che comunque hanno un tasso ridicolo (59% degli aventi diritto), alle ultime elezioni per il Congresso hanno votato soltanto il 29,7% degli aventi diritto per la Camera ed il 36,8% per il Senato (fonte wikipedia). Il Regno Unito dei giornali come l'Economist stanno in mezzo con il 61,4% degli aventi diritto.
Come dicevo sopra sono tassi ridicoli rispetto a quelli dei paesi europei-continentali normalmente superiori o di poco inferiori all'80%, Italia compresa.

Non credo che il problema sia quello di inseguire modelli "americani" dal punto di vista sociale (50 milioni senza assistenza sanitaria) o politico (due partiti uguali con bassissime affluenze al voto) ma di risolvere i propri problemi interni che abbiamo sulle spalle e che ci impediscono non per mancanza di forza di volontà, d'intelligenza o di voglia di fare, di stare insieme agli altri paesi europei. Noi partiamo con uno zaino di 50 Kg sulle spalle rispetto agli altri. I problemi sono politici e si chiamano mafia (quindi anche funzionamento della giustizia e lunghezza dei processi per avere una certezza della pena e dei diritti in generale) ed evasione fiscale. Lasciate perdere gli americani...solo da 50 anni sono il paese più ricco e soprattutto grazie alle guerre e alla loro moneta internazionale con la quale possono pagare "gratis" le importazioni che vogliono da un lato (vedasi deficit commerciale quasi-inesigibile) e facendo aumentae i prezzi del petrolio dall'altro (scaricando l'inflazione su tutti gli altri paesi).
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Post by Metis on Sun 30 Dec 2007, 19:59

Senza dimenticare che Bush&co hanno un passato ed una storia alle spalle molto più "agevole" della nostra Italia .. quando si valuta sul prossimo (noi in questo caso) e sulle difficoltà nello smuovere le cose, bisogna fare due pesi due misure.

Ad ogni modo, io sono d'accordo sulla diagnosi a livello di importanza economica agli occhi di operatori esteri, non abbiamo un movimento d'impresa degno di questo nome e quindi abbiamo pochi capitale da far girare e dunque non siamo validi partner commerciali
Ma attenzione: non siamo affatto così trascurati.
Ricordiamoci che l'Italia è un mercato importante per gli altri proprio per via di un elevato potere d'acquisto diffuso; se iniziassimo a capirlo ed a comprendere che noi siamo importanti per gli altri per il mercato che offriamo, senza di noi mancherebbe una grossa fonte di ricchezza per tutti, forse cominceremmo a provare a guadagnarlo da noi questo mercato visto che è altamente remunerativo, prima di cederlo al prossimo senza neanche provare a tenercelo nemmeno secondo una piccolissima logica nazionalista.

(vedi Alitalia già svenduta ad Air France)

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Post by Ninus on Sun 30 Dec 2007, 20:21

Si il mercato italiano è importante e l'Italia non è in declino. Il mezzogiorno è da sempre stata la palla al piede solo che anni fa la minor crescita italiana non si rifletteva in minori salari nominali ma in svalutazoni competitive e spesso in maggiore inflazione, poi siamo entrati nell'Euro e tolta la leva monetaria deve riflettersi in minor aumento dei salari. Ma questo non è appunto un fatto nuovo. La novità sta nel fatto che nell'attuale Unione Europea vi è una visione un po' assurda delle cose. Il trattato si basa sul principio moneta forte-partite correnti in attivo. Questo è stato mutuato dalla Germania che dal dopoguerra ha avuto un'economia export-oriented e così la Bce come la Bundesbank prima aumentano i tassi d'interesse nei periodi in cui vedono partite correnti in equilibrio per scoraggiare aumenti salariali (insomma aiutano le confindustrie) con l'allarme inflazione. Con questa politica siamo passati dal rapporto salari/pil del 73% del '62 al 64% del 2004 (dato riferito all'UE).
Dirai "ma questo cosa c'entra?". C'entra perchè il fatto che, come dici tu, il mercato italiano sia grande, abbia una buona domanda interna, non è più la priorità. I governi, da quando c'è stata la bella liberalizzazione dei movimenti internazionali di capitale cercano di diminuire la disoccupazione non con investimenti pubblici e domanda interna ma con moneta forte-bassi salari-privatizzazioni. Cercano di diminuire la disoccupazione in sostanza con partite correnti positive però siccome il mondo è un sistema chiuso le entrate di un paese sono le uscite dell'altro e se tutti i paesi si intestardiscono con questa ricetta neoliberlista c'è un calo della domanda effettiva mondiale (se l'Italia riduce la propria domanda interna gli investimenti degli esportatori tedeschi in Italia saranno meno profittevoli e viceversa) così che diminuisce la quota di salari sul pil e non si risolve il problema della disoccupazione.
Quindi altro che fine delle ideologie, la ideologia dominante se ne frega della domanda interna (vista come piccolissima frazione della domanda estera) e porta a privatizzare non solo l'Alitalia ma anche servizi di pubblica utilità o settori strategici (l'altra volta un giornalista americano chiedeva a Prodi durante la conferenza stampa di fine anno quando privatizzeremo poste e finmeccanica...), ad usare la precarietà per diminuire i salari reali (o lavori al minimo sindacale o tra un mese te ne vai sul marciapiede).
Tutto questo è paradossale e non basta perchè dobbiamo sorbire le critiche del NYT.
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